Gli Australian Open, il più “giovane” dei tornei dello Slam (nato nel 1905), si è aperto con un protagonista indiscusso che, dopo tempo, torna a recitare il ruolo di favorito. Roger Federer ha il favore del pronostico in un torneo che l’ha visto vincere quattro volte non sembrerebbe una notizia ma mai come questa volta pare diventarlo. Lo svizzero ha chiuso la scorsa stagione in maniera brillante e questa crescita psicofisica e di gioco lo ha portato all’alba del 2015 a trovare il tempo di festeggiare il millesimo successo in carriera. I 1253 successi di Connors e i 1071 di Lendl possono sono il primo stimolo per continuare. Il secondo e forse il principale è quello di regalarsi un altro Slam dopo quasi due anni di astinenza (l’ultimo è stato Wimbledon nel 2012). Terzo ma non trascurabile obiettivo di Roger è il numero 1 della classifica e raggiungerlo a oltre 33 anni sarebbe l’ennesimo record. Federer oggi sta bene fisicamente e mentalmente e regge anche gli avversari più scomodi, lo stesso Nadal potrebbe non essere la solita bestia nera se si dovessero incrociare in semifinale. Già dalla scorsa stagione il re sembra mettere ordine alla bacheca e andare a caccia di ciò che manca (vedi la Coppa Davis) ma avendo ritrovato nuova linfa vuole ritoccare quei 17 Slam che, scaramanzia a parte, sono fermi da troppo.

I campi del Melbourne Park gli si addicono anche se tre dei quattro successi australiani di Federer sono arrivati prima della sostituzione della superficie di gioco. Nel 2008 si passò dalla Rebound Ace al Plexicushion, rendendolo leggermente più veloce e terra di conquista per Novak Djokovic che lo affianca nell’albo d’oro di questo torneo. Una finale tra i due permetterebbe soprattutto al serbo di puntare al record di 6 vittorie di Roy Emerson. Una corsa a due? Sembrerebbe di sì, ma come escludere dalla corsa al titolo l’ultimo vincitore. Quello Stanislas Wawrinka che l’anno scorso demolì Nadal in finale dopo aver sconfitto Djokovic ai quarti. Lo spagnolo, nonostante tre mesi di stop, c’è sempre e già al primo turno batte Mikhail Youzhny 6-3, 6-2, 6-2. Un gradino sotto lascerei Andy Murray che ha dalla sua tre finali perse (due con Djokovic e una con Federer). La corsa è lanciata e se alle 10 del mattino, scrivo guardando Federer “impegnato” al primo turno contro Lu, il mio favorito s’intuisce. Una stop volley e una palla corta sul finire del secondo set sono piccoli gioielli per il pubblico della Rod Laver Arena che pregustano successo numero 1001.

La profezia de “l’Apocalisse” non dovrebbe riguardare nemmeno il tennis e la sua divinità, “mille e non più mille” sembra disse Gesù nei Vangeli apocrifi ma la fine del tennis di Roger Federer dipenderà molto da quest’anno e paradossalmente da questo torneo.  Vincerlo o andarci vicino giocando bene sarebbe una conferma di uno stato di grazia, perdere prima della semifinale incappare in batoste in tre set minerebbe le certezze attuali. Il futuro è da scrivere ma il presente sfata ogni catastrofica profezia tennistica, Federer vince in tre set con Lu al primo turno, fa 1001, sfiderà Simone Bolelli e continua a sognare la quinta Norman Brookes Challenge Cup.

→  Sostieni l’informazione libera: Abbonati rinnova il tuo abbonamento al Fatto Quotidiano