Abbiamo già scritto che la stupidità del terrore fa sì che un piccolo settimanale satirico sull’orlo della chiusura sia diventato, grazie ai fratelli Kouachi e ai loro degni compari, il simbolo della libertà di stampa nel mondo e un fenomeno mediatico diffuso in milioni di copie e di magliette Je suis Charlie. Davvero geniali queste forze del male che, oltre a dare un forte impulso all’editoria in crisi, resuscitano miracolosamente un cadavere politico come il presidente francese François Hollande, recordman mondiale dei sondaggi in discesa, in procinto di non avere più neppure il voto dei parenti stretti e delle numerose fidanzate.

È bastato che le menti raffinatissime annidate in qualche oscura caverna trasformassero una redazione e un supermercato in un cimitero ed ecco il povero François rigenerato in un piccolo, nuovo De Gaulle, alfiere e guida dell’oceanica manifestazione di Parigi: due milioni di persone inneggianti alla libertà e una moltitudine di leader e di capi di Stato che fanno a gara per camminargli accanto.

Mentre la folla se lo contende “tra abbracci, carezze e i sorrisi dei bambini”, come leggiamo nelle cronache incantate degli inviati, c’è da chiedersi se si tratti dello stesso Hollande al vertice di uno Stato che, dopo aver ignorato le segnalazioni dell’intelligence algerina sui movimenti dei vispi fratellini, ha disposto che a fare la guardia alla testata più minacciata. d’Europa bastasse un solo poliziotto, diventato difatti in un attimo carne da macello.

Parigi, un milione in piazza per ricordare le vittime di Charlie

Tra gli altri prodigi dei lucidissimi tagliagole, da segnalare l’operazione risciacquo e candeggio di alcuni tra i peggiori despoti in carriera, che mentre a Parigi sfilano compunti e a braccetto a favore della libera informazione, in patria continuano a perseguitare i giornalisti: uno per tutti il primo ministro di Erdogan, che in Turchia ne ha incarcerati 30.

Infine: il terrore uccide, sgozza, ma nutre anche l’insensatezza di altri profeti di sventure, quelli a gettone che nei salotti televisivi straparlano di guerre di religione e scontri di civiltà. Quando è proprio la civiltà che dopo il tremendo choc è tornata ai piedi della Bastiglia a ricercare le sue radici, ancora più forte e determinata nella difesa della democrazia. Quella civiltà che rispetta tutti i credo e che, dopo la mattanza di Charlie Hebdo, chiede più tolleranza e più solidarietà contro il buio della ragione. La civiltà della gente comune che domenica traboccava incontenibile.

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il Fatto Quotidiano, 13 Gennaio 2015