Quando un  programma televisivo musicale riesce a fare ascolti senza precedenti, suscitando discussioni e polemiche, occupando le prime pagine dei giornali, non si può non considerarlo un evento eccezionale meritevole di un’attenta analisi. E’ il caso di Arab Idol (format ispirato al talent show britannico Pop Idol ricucinato in salsa Mediorientale ), uno dei programmi televisivi più visti in assoluto nel mondo arabo.

La giuria è composta da autentici protagonisti della scena musicale: le due pop star libanesi Nancy Ajram e Wael Kfoury, la cantante Ahlam dagli Emirati Arabi, e il produttore egiziano Hassan El Shafei. Nella migliore delle tradizioni, la giuria ha selezionato e seguito per quattro mesi giovani talenti e aspiranti cantanti provenienti da tutto il mondo arabo.

Fin qui niente di particolarmente e originale, se non fosse per l’enorme dimensione del pubblico che comprende oltre ai dodici paesi arabi, anche le numerose comunità dei residenti all’estero, muniti di parabole satellitari, pronti a seguire e votare i loro preferiti da ogni angolo del mondo. Sabato scorso si è conclusa, la terza stagione del talent show con un record di ascolti stimato in oltre 100 milioni di telespettatori.

Ad aggiudicarsi il titolo di Arab Idol 2014 è stato il ventunenne siriano Hazem Sharif. Il premio comprende 250.000 riyal sauditi (244,000 $), un contratto discografico con Platinium Records di Dubai, ed una vacanza alle Seychelles.

Ma al di là tutto questo, è la valenza politica di questa vittoria che presenta aspetti di sicuro interesse e spunti di riflessione.

Hazem Sharif, il vincitore siriano di Aleppo, ha incantato la giuria e il pubblico con la sua bella voce, una presenza scenica notevole, e un’alta tecnica vocale, ed è riuscito nella difficile impresa di battere gli altri due finalisti, il palestinese Haitham Khalailah, e il saudita Majed Al Madani.

Hazem, durante la gara, ha spesso cantato brani della scuola musicale di Aleppo, ma sottolineando in varie occasioni di non essere schierato politicamente, preferendo non esprimere le sue posizioni sulla crisi siriana. Una mossa utile per ottenere il consenso non solo di tutti i siriani, senza distinzione, ma anche del pubblico arabo in generale, che ha spesso posizioni contrastanti riguardo la situazione siriana. La stessa Arabia Saudita, proprietaria del gruppo Mbc che trasmette l’evento, è schierata con l’opposizione siriana, contro il governo di Damasco.

Per evitare possibili strumentalizzazioni politiche, durante la serata finale, il pubblico all’ingresso dello studio è stato perquisito per impedire che bandiere, gadget o magliette con i colori della bandiera siriana ufficiale fossero introdotti e mostrati durante la diretta televisiva visto che i proprietari della rete appoggiano e sostengono l’opposizione siriana, che usa una bandiera diversa.

Al momento dell’annuncio della vittoria, Hazem Sharif, infiamma lo studio e dedica la sua vittoria alla Siria, suo paese martoriato dalla guerra da quattro anni. Nel grande caos sul palco saltano fuori diverse bandiere arabe, yemenite, libanesi, palestinesi, e saudite. L’unica assente si scopre però essere proprio quella siriana.

Mbc addirittura interrompe senza spiegazione la diretta da Damasco, dove, annunciata la vittoria, i cittadini siriani gioiscono, ballano e cantano in strada, sventolando la bandiera siriana.

Accade inoltre un fatto grave: mentre il vincitore si esibisce, qualcuno gli passa la bandiera saudita. Sharif malgrado la grande euforia, si rifiuta di alzarla, e continua a cantare il brano della vittoria, che inneggia al suo paese. In pochi minuti l’episodio viene ripreso in tutti i social network scatenando commenti contrastanti è un putiferio di critiche.

Intanto in Siria, le agenzie riportano incredule le notizia dei siriani che, sfidando il pericolo, scendono nelle strade a festeggiare. Ad Aleppo, città natale di Sharif, per la prima volta in tre anni, i cittadini escono per la strade dopo mezzanotte sventolando le bandiere siriane e urlando a squarcia gola “Siria”.

Al di là delle polemiche e dell’intreccio tra tv e politica, tra guerra reale e guerra mediatica, emerge chiara la voglia dei siriani di sorridere, di cantare, una sorta di momentaneo ritorno all’ottimismo malgrado la distruzione e il dolore. La vittoria di Hazem Sharif ha riunito i siriani almeno per una notte, e ha provocato un’esplosione di gioia e una ventata di speranza: nonostante il Mondo sembri averla dimenticata, la Siria è viva e desidera tornare alla normalità.