Strade ricoperte di detriti, negozi distrutti, auto sommerse dall’acqua. E ancora case allegate, cittadini che cercano di mettersi in salvo sui tetti, altri che cercano di salvare le proprie cose che un fiume di fango stava trascinando via. Carrara si è svegliata così stamani all’alba, alluvionata, in ginocchio. Almeno 300 sfollati negli alberghi della zona e nel padiglione di Carrara Fiere, 5mila famiglie coinvolte che per ore non hanno potuto (e in queste ore ancora non possono) aprire la porta di casa perché rischiano di essere travolte dalla piena. Un muro del porto è stato sfondato per aprire un nuovo sbocco a mare del fiume di fango e detriti.Ma è difficile sorprendersi, ormai: è l’ennesima volta. Solo nel novembre del 2012, per esempio, il Carrione, il torrente esondato in queste ore, ha straripato ben due volte, provocando danni a negozi e a case. E molto peggio era andata nel 2003, quando lo stesso fiumiciattolo si gonfiò, uscì dagli argini e invase le strade con quasi due metri d’acqua: anche in quel caso furono trascinate via auto, cassonetti, scooter, persone. Quella volta, infatti, morì una donna, Ida Niccolai, 76 anni. Fatti per cui furono indagati per omicidio colposo 24 persone fra sindaco, dirigenti comunali e imprenditori: il processo però è finito in prescrizione e quella vittima è rimasta senza responsabili.

Da allora, tuttavia, i lavori di messa in sicurezza del Carrione sono sempre andati a rilento. Tanto che, il mese scorso, la Provincia di Massa-Carrara, appena eletta, il giorno dopo è stata commissariata dalla Regione nelle opere pubbliche contro il dissesto idrogeologico: da tre anni, infatti, erano stati stanziati circa 2 milioni di euro per interventi a monte del torrente, nelle località di Torano e Colonnata, che l’ente non solo non ha mai eseguito ma nemmeno progettato. Da almeno due anni poi, come spiega il consigliere comunale Barbara Bienaimè, eletta nella lista civica Carrara bene comune, erano state segnalate infiltrazioni nell’argine che oggi, 5 novembre, è crollato per circa 150 metri, provocando l’esondazione di Avenza e Marina di Carrara. “Se ci sono infiltrazioni in un argine è normale che prima o poi crolli – commenta il consigliere – Questa è una alluvione annunciata e che si poteva evitare se mai fossero iniziati realmente i lavori di messa in sicurezza. Due giorni fa ho postato alcune foto sul mio profilo Facebook che dimostrano quanto tutto questo fosse prevedibile ed evitabile”. L’argine crollato era stato oggetto di lavori pagati dalla Regione dopo l’alluvione del 2003 ed era stato ricostruito nel 2006-2007. “Quei lavori – ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – non li ha fatti la Regione, ma la Provincia. Certamente dovevano essere calibrati in base a conti su piene decennali”.

Poco più di due settimane fa gli abitanti di Avenza avevano promosso una petizione in cui chiedevano al sindaco Angelo Zubbani, al presidente della Provincia Narciso Buffoni e al prefetto di mettere definitivamente in sicurezza il torrente. In quei giorni, infatti, le ruspe erano entrate in azione nella zona, per spostare detriti e accumularli, momentaneamente, da una parte dell’alveo per far defluire meglio le acque. Interventi inutili, a quanto pare, perché quei detriti sono di nuovo saltati fuori dal letto del fiume e hanno invaso le strade.