E’ stato il primo centro italiano per il trattamento degli autori di reati sessuali in carcere. Il suo metodo al penitenziario di Milano-Bollate è stato da ispiratore per la nascita del primo presidio criminologico di Roma. Tanto che sarà l’associazione milanese Cipm a gestire il presidio romano che sarà inaugurato nel 2015. Peccato però che, pur essendo stato il prototipo del nuovissimo centro della Capitale e l’ispiratore delle Unità di trattamento di sex offenders a Pesaro e Rebibbia, il progetto di Milano a breve dovrà chiudere i battenti. “Abbiamo chiesto a Regione, Provincia, Asl, enti privati. Ma niente: abbiamo i soldi fino a febbraio”, racconta a ilfattoquotidiano.it Paolo Giulini, presidente di Cipm.

L’Unità di trattamento intensificato per autori di reati sessuali è un luogo fisico all’interno del penitenziario di Milano-Bollate dove un’equipe di psicologi e criminologi lavora con le persone che hanno abusato di donne e minori per evitare che una volta usciti dal carcere questo avvenga di nuovo. Un metodo innovativo (usato in soli tre penitenziari in Italia) che cerca di vedere stupri e abusi dalla parte di chi li commette, per capirne le dinamiche e permettere di rielaborare il reato. Nei suoi otto anni di vita, l’Unità di Bollate ha ospitato circa trenta detenuti l’anno. Un percorso che è destinato a interrompersi nonostante i grandi risultati: dei 218 rei sessuali presi in carico, solo sei hanno nuovamente commesso reati sessuali.

La chiusura dell’Unità di Bollate “avrebbe una portata concretamente negativa e vanificherebbe tutti i progressi sull’attività in atto, con ricadute sulla sicurezza” in questo “delicato momento storico”. A dirlo il presidente del Tribunale di Sorveglianza Pasquale Nobile de Santis che ha sottolineato la necessità di un servizio essenziale per “scongiurare il rischio di recidiva nelle condizioni devianti”. Si dice “preoccupato” anche il presidente della Camera penale di Milano Salvatore Scuto, che ha sottolineato la necessità di mantenere in vita il progetto milanese perché non solo riduce la reiterazione del reato sessuale ma ha anche un forte obiettivo riabilitativo. “La pena ha un senso se cerca di intervenire sulle cause di recidiva – spiega Scuto – Se resta un contenitore vuoto, il carcere non potrà che restituire alla collettività una persona inalterata anche sulla pericolosità sociale”.

Tutti d’accordo sull’utilità del progetto di Bollate sui sex offenders. Tanto che il Cipm, forte anche della nascita di un Presidio criminologico a Milano, gestirà il primo Presidio romano all’interno del progetto Acse, coordinato dal Garante dei detenuti del Lazio e che vede coinvolti Save the children e la Polizia di Stato. Soldi, in questo caso, dell’Unione Europea. Peccato che a Milano i finanziamenti non siano arrivati. “Agli albori del progetto, nel 2005 potevamo contare su 100mila euro per il primo anno e altre due annualità per 80mila euro ciascuna”, precisa Paolo Giulini. Soldi che rientravano nel quadro delle previsioni di spesa della Regione Lombardia. Altri due anni furono sostenuti dallo sforzo congiunto di Regione e Provincia di Milano. “Questo contributo di certo non consentiva ai dieci operatori di arricchirsi – continua Giulini – ma era un riconoscimento per il lavoro pionieristico che stavamo facendo”.

Ma progressivamente questi attori sono usciti di scena e i finanziamenti diminuiti del 60%. Si è iniziato a chiedere soldi ad ogni ente possibile per non fermare un progetto che stava avendo ottimi risultati. L’Asl lo ha finanziato per due anni; intervenuti anche Fondazione Cariplo, l’Ufficio del Garante dei detenuti della Regione Lazio e l’Unione Europea. Un taglio deciso ai finanziamenti è però avvenuto lo scorso anno, quando il Provveditorato della Lombardia ha assicurato 9mila euro, che a settembre 2014 sono diventati 1.750. “Con queste somme la nona annualità rischia di arenarsi dopo otto anni di piena e fruttuosa attività”, conclude il presidente di Cipm mentre la sua equipe è pronta a fare i bagagli per gestire il nuovissimo Presidio romano.