Nel corso degli ultimi quarant’anni ci siamo andati vicini tante volte. Ora, finalmente, abbiamo trovato l’erede della leggendaria Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria: la prima serata dei Dieci Comandamenti di Roberto Benigni, trasmessa da RaiUno, è la perfetta “cagata pazzesca”. Spiace, perché Benigni è Benigni, ma dall’inno del corpo sciolto a 27 anni alle lezioncine di catechismo in diretta televisiva a 62, abbiamo assistito al passaggio finale della classica parabola di un qualsiasi signore di certa sinistra, che da giovane vuole incendiare il mondo e da adulto all’incendio preferisce l’incenso.

Benigni-Dieci Comandamenti

Due ore di banalità senza fine, debolissimi appigli teologici e culturali dove inerpicarsi per piantare la bandierina dell’esistenza di Dio. Dio è amore, Dio è geloso, Dio è esclusivo, Dio è bla bla bla. Lorena Bianchetti, con un centesimo del budget di Benigni, avrebbe fatto decisamente di meglio.
Ma Benigni è Benigni, e se lo critichi non capisci la profondità del personaggio. Sarà, ma sinceramente abbiamo assistito a un rito televisivo-religioso che non approfondisce, ma anzi banalizza, un tema così delicato.

Poteva mancare poi il pippotto sul denaro, il sesso, la droga nuovi idoli del mondo di oggi? Poteva mancare, anzi doveva mancare, ma il Benigni padre della patria e dottore della Chiesa decide di andare fino in fondo e te li piazza lì, come un don Mazzi qualsiasi.
Non vuole più spaccare il Paese, il già discolo già comico toscano (l’origine geografica resta ormai l’unica certezza), ma non si rende conto che predicando in tv come un fanatico pastore pentecostale americano, non diventa esempio o campione di cultura, ma noioso sessantenne che da TeleVacca è approdato mestamente a TeleVaticano.

E poi i tempi dello show, lunghissimi, avrebbero fatto addormentare persino un consumatore compulsivo di anfetamine. Mai prima avevamo sentito così tanto la mancanza delle interruzioni pubblicitarie.

La religione e Dio sono temi così complessi e affascinanti che non meritavano di esser trattati con cotanta ammorbante e banalotta vetustà. Il primo pensiero, dopo aver visto lo Xanax televisivo di Benigni, è andato a Papa Francesco, che si è fatto un mazzo tanto per tentare, non sempre con successo, di far uscire la Chiesa cattolica dal Medioevo.

Benigni, a quanto pare, val bene una delle serate più noiose della storia recente della tv pubblica. Gli unici contenti saranno il direttore di RaiUno Leone, il manager di Benigni Lucio Presta e la folta schiera di cattolici italiani (da quelli de sinistra ai reazionari vandeani). Io, per quanto mi riguarda, ho deciso di arruolarmi nell’Isis. Sul serio.