Il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, lo aveva annunciato l’11 dicembre scorso: “A Roma non c’è solo la mafia, presto ci saranno nuove operazioni”. Ecco che la cronaca dell’inchiesta su Mafia Capitale registra una nuova tornata di arresti dopo il secondo round che aveva fatto scattare le manette ai polsi di due presunti affiliati della ‘ndrangheta in affari con Salvatore Buzzi. Sono sei le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Guardia di Finanza e tre di questi sono appartenenti alla Marina Militare. Cuore dell’inchiesta il rifornimento di una nave fantasma, il Victory I, naufragata nel settembre 2013 nell’Oceano Atlantico, tanto che alcuni componenti dell’equipaggio risultano ancora oggi formalmente dispersi.

Tra i protagonisti di questo nuovo blitz delle forze dell’ordine Massimo Perazza, detto “Massimo il romanista”, figura già emersa nell’ambito dell’operazione ‘Mondo di mezzo’  del Ros dei Carabinieri. Gli investigatori hanno registrato contatti tra Perazza e Roberto Lacopo (anche lui già arrestato nel primo blitz), anche nel distributore di corso Francia, considerata una base della banda capeggiata da Massimo Carminati.

Cuore dell’inchiesta il rifornimento per una nave fantasma, il Victory I, naufragata nel settembre 2013 nell’Oceano Atlantico

L’operazione, chiamata Ghost ship, ha permesso di scoprire che la banda consegnava solo sulla carta milioni di litri di gasolio al deposito della Marina Militare di Augusta (Siracusa) in Sicilia. Lo stratagemma utilizzato, grazie anche alla complicità di appartenenti alla stessa Marina Militare, era semplice: veniva registrato il rifornimento per la ‘Victory I’, ma questa nave cisterna, hanno scoperto gli uomini delle Fiamme gialle, in realtà era naufragata nel settembre 2013 nell’Oceano Atlantico, tanto che alcuni componenti dell’equipaggio risultano ancora oggi formalmente dispersi.

Grazie ai falsi trasporti della fantomatica Victory I, mai attraccata nel porto di Augusta, così era stata dichiarata la fornitura di oltre 11 milioni di litri di gasolio navale, per oltre 7 milioni di euro. Il carburante veniva fornito solo sulla carta dalla ditta danese O.W. Supply a/s, riconducibile a Lars P. Bohn, uno degli arrestati titolare di un appalto con l’Amministrazione della Difesa. Bohn poteva contare sulla “collaborazione” di due società italiane quali brokers, la Global chemical broker Srl di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea D’Aloja.

Grazie ai falsi trasporti della fantomatica Victory  era stata dichiarata la fornitura di oltre 11 milioni di litri di gasolio del valore di oltre 7 milioni di euro

Mario Leto e Sebastiano Distefano, il primo capitano di Corvetta della Marina Militare, capo deposito della direzione di Commissariato Militare Marittimo di Augusta, e il secondo, primo maresciallo, capo reparto Combustibili, erano, secondo l’accusa, invece i punti di contatto dell’associazione nel porto di Augusta, erano loro il trait d’union con la pubblica amministrazione militare. Ed erano loro che, secondo gli inquirenti, preparavano i documenti falsi. La banda poteva poi contare anche sulla collaborazione di altri appartenenti alla Marina Miliare, i marescialli Salvatore De Pasquale e Salvatore Mazzone, quest’ultimo arrestato, che, a vario titolo, dichiaravano l’avvenuta consegna del carburante ovvero la sua certificazione. C’era anche un tecnico chimico Francesco Ippedico che invece attestava la qualità e le caratteristiche del prodotto mai consegnato. Il gip, che ha firmato gli ordini di cattura, ha anche il sequestro preventivo di  7.401.248,36 di euro, delle risorse finanziarie e dei beni delle persone fisiche e delle società coinvolte.

“La Marina Militare è al fianco della magistratura per debellare il fenomeno della corruzione a salvaguardia del personale che quotidianamente lavora con spirito di servizio e senso dello Stato – si legge in una nota -. La trasparenza amministrativa e l’integerrimo comportamento del proprio personale  rimangono punti fermi nell’ambito del quale gli organi tecnici e di sorveglianza della forza armata continuano ad esercitare la massima attenzione in collaborazione con le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria, sia ordinaria che militare”.