Il dottor Agostino Cordova, già procuratore di Palmi e poi di Napoli, osserva e torna a formulare una serie di considerazioni sulla situazione politica attuale. Che, a leggere tra le righe, sembra da lui ritenuta senza speranza (ma questo lo scrivo io in base alla sensazione che dà leggere il suo scritto, non il magistrato calabrese oggi a riposo). E allora mette nero su bianco ciò che vede guardando il panorama tricolore e formula degli auspici per superare l’impasse attuale. Ecco il suo testo.

Il crescente aumento degli astensionisti nelle varie tornate elettorali costituisce indiscutibile indice di un diffuso convincimento: i cittadini non hanno alcuna fiducia negli attuali partiti, per cui non saprebbero per chi votare, specie dopo che destra e sinistra, che prima si attaccavano accanitamente, ora si sono accordate con reciproche concessioni. Ovviamente, con l’astensionismo non si risolve la situazione perché andrebbero comunque al potere i partiti più votati dalla rimanenza degli elettori, per cui l’unico sistema per risolverla sarebbe quello di fondare (davvero) un nuovo partito, diretto da persone inflessibili e completamente estranee all’attuale politica, che fissasse uno specifico programma con il quale recuperare la drammatica situazione italiana. Programma da attuare integralmente ove questa nuova formazione acquisisca la maggioranza, da sola o con qualche altro partito minoritario.

Ce lo saremmo aspettato con l’emergere negli ultimi anni di nuove formazioni che si schieravano a gran voce contro l’establishment e che qualche risultato, in termini di eletti, lo hanno anche raggiunto. Ma a mio avviso non abbastanza è stato fatto ed è un peccato perché un gruppo (o partito) autenticamente nuovo, affidabile, che faccia quello che dice, avrebbe avuto un grande successo. Originariamente qualcosa del genere era avvenuto con il M5S, contrario a tutti i partiti: ma poi tali consensi sono calati, talvolta enormemente, in quanto detto Movimento non molto di concreto ha intrapreso per risolvere la situazione e attuare i propri generici dissensi: a mero esempio, l’iniziativa referendaria per abrogare ogni legge non condivisa, come quella elettorale e quella sull’euro.

Grillo 675

Occorrerebbe quindi realizzare, tramite questo nuovo partito, se mai si arrivasse ad averlo davvero, una sorta di metaforica “rivoluzione” sociale (beninteso, a scanso di “comodi” travisamenti, del tutto legittima, senza alcuna allusione a modalità “eversive”) che, nel rispetto della Costituzione e in attuazione di essa, adegui la legislazione per recuperare la progressiva decadenza della situazione sotto tutti gli aspetti. Si dovrebbe cominciare dalla crisi economica dovuta principalmente al fatto che, quando fu introdotto l’euro, esso doveva equivalere a 1.936,27 lire, mentre “automaticamente” equivalse a 1.000 lire, se non meno, con il conseguente progressivo crollo dell’economia dovuto al non adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori, donde il progressivo calo dei consumi e quindi la crisi delle imprese e i conseguenti licenziamenti, fallimenti e suicidi: e il governo non solo non aveva preventivamente sanzionato l’ingiustificato aumento dei prezzi, ma non lo fece neppure dopo l’apparizione del fenomeno.

E si tace di altro, come, a mero esempio, dell’abbassamento della pena per il voto di scambio politico-mafioso, pur nella riscoperta dopo ben 21 anni che la mafia promette voti non solo in cambio di denaro, ma anche di qualsiasi altra utilità (se servisse un esempio, si veda ciò che, stando alle notizie di stampa, e ove poi gli elementi indiziari risultino fondati, starebbe emergendo dall’inchiesta Mafia Capitale e dai suoi addentellati con la criminalità organizzata). E ancora si dovrebbe intervenire sulle restrizioni, in corso di approvazione, ai presupposti per le misure cautelari, specie carcerarie – come accadrebbe anche per il voto di scambio politico mafioso di cui sopra – per il quale verrebbe abolita la presunzione
sic et simpliciter d’idoneità di tali misure per il principio della presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva di condanna.

Ma perché non si provvede anche al potenziamento degli organici giudiziari, adeguandoli al progressivo dilagare dell’illegalità ed evitando la lungaggine dei processi e le prescrizioni, e alla realizzazione di nuovi istituti penitenziari per rimediare al sovraffollamento delle carceri? Ma su tutti gli argomenti del genere è caduto l’assoluto silenzio dei maestri del diritto, così come sull’ovvio spunto fornito dal sempre crescente astensionismo per promuovere e realizzare la fondazione di un nuovo partito, nonostante le astrattamente conclamate avversione a quelli in atto esistenti.

Agostino Cordova