La cronaca dello scandalo capitolino per quanto appassionante non deve far perdere di vista il quadro generale. I delinquenti ci sono in tutti i paesi del mondo; non sono loro a fare la differenza. La salute di una società dipende e si giudica piuttosto dalla qualità degli onesti. Perciò l’attenzione va spostata sui politici ‘buoni’ e ‘benpensanti’. Sui migliori. Matteo Orfini, ‘nuovo’ presidente del PD. Renzi il ‘Rottamatore’. L’ex-sindaco Alemanno ‘faccia pulita’ della destra. Il suo predecessore Veltroni (guidava le scolaresche ad Auschwitz). Ecc. Ora sono tutti ‘sorpresi’, ‘scioccati’, ‘sconcertati’. Così Veltroni su Odevaine: “Nessuno mai ci ha riferito dubbi sulle sue azioni… Nessuno di noi aveva mai percepito… Una esperienza importante sembra essersi trasformata nel suo orribile contrario” ecc. Ma la politica italiana è un business ad alto rendimento. Perciò come si fa a cadere dalle nuvole quando si scopre che attira ed è infiltrata da frotte di arraffoni? Ubi opes, ibi amici!

Tutti sanno che gli stipendi, i vitalizi, e le prebende dirette (‘rimborsi’ ecc.) dei politici italiani sono le più alte d’Europa: basta confrontare gli stipendi dei Parlamentari Europei per intuirlo. L’indotto (spesa opaca, carriere politicizzate, appalti, regole ed interpretazioni ad aziendam) è lucrosissimo. E i privilegi sono tutt’altro che transitori: non sono ‘contendibili’! Il ‘mondo di sopra’, la politica, ha ‘barriere all’ingresso’ altissime. Le candidature a qualsiasi assemblea elettiva sono strettamente controllate: è ammesso solo chi non dà fastidio. E le selezioni dal basso – primarie, preferenze – per come sono organizzate si vincono solo investendo molti soldi: per gli interessi privati è razionale farlo, per gli altri no, perciò gli altri semplicemente non sono competitivi.

Celebrazione dei 100 anni della fondazione del CONIVeltroni divenne il primo segretario del PD vincendo le primarie del 2007, seconda Rosy Bindi, alfiere dei cattolici democratici, che ha fatto dell’onestà un punto fermo della sua vita: due ben-pensanti. In una riunione con i suoi fedelissimi nel 2013, Bindi sembrò tracciare un bilancio della propria vita politica. Ed espresse con foga questo giudizio su se stessa: “Noi non siamo responsabili della crisi del paese! Siamo stati inadeguati? Questo sì! Forse… Ma colpevoli, no!” Capito la differenza?! Tranquilli, neanch’io. Alle primarie del 2007 (era appena uscito il libro ‘La Casta’) partecipava anche un outsider: con un programma radicale, dettagliato, e organico di riduzione dei costi della politica e dei conflitti di interesse, dal taglio degli emolumenti dei Parlamentari (da 15.000 a 5.000 euro netti/mese) in giù. Un giorno, Repubblica intervistò Bindi che – non avendo un programma sui costi della politica – dovendo improvvisare, saccheggiò quello dell’outsider: “5.000 netti al mese bastano!” disse, per non essere da meno. Ma… lei parlava dei soli “stipendi”, 6.600 euro, il 44% della busta paga degli onorevoli). Il messaggio pareva lo stesso, ma in realtà Bindi proponeva solo una riduzione minima (peraltro non diede mai seguito). È solo un esempio: nel club puoi dividerti su tutto, salvo che sui privilegi oligarchici.

Veltroni, intanto, indirizzava l’ira del popolo democratico lontano dagli stipendi, contro il numero dei parlamentari; ed ora Renzi, suo epigono, smantella le istituzioni invece di moralizzarle. Nella direzione nazionale del 19/12/08, l’outsider attaccò l’organizzazione del PD basata sui capibastone. L’indomani Veltroni tuonò sui giornali: “Basta con i capibastone! Voglio un partito di gente perbene, un partito sano, gli altri fuori“. Ma non prese alcun provvedimento. Alle elezioni politiche del 2008 candidò tutti i capibastone, coperti da una manciata di candidati scelti dall’alto (cooptati) a fini mediatici: un ‘giovane’, una ‘donna’, un ‘operaio della Thissen’ … Tutti dentro, salvo: l’outsider; altri pro ‘riforma del sistema politico’; le alte competenze.

Che c’entrano i politici onesti con la corruzione? Nei tempi passati i Fanfani, gli Amendola, i De Gasperi facevano i parlamentari in cambio di stipendi un decimo degli attuali. Oggi i nostri migliori politici (sindacalisti) si sono ‘imborghesiti’: non rinunciano al loro elevato benessere, né agli esorbitanti poteri discrezionali su P.A., spesa pubblica, candidature, ecc. A costo di mantenere nel sistema politico incentivi perversi che lo distorcono profondamente. Perciò l’ipertrofia della corruzione. La gente, in media, non è né buona né cattiva: reagisce agli incentivi; metti un italiano in Germania e diventerà un cittadino modello, e viceversa. Ma i politici ‘buoni’ ci hanno convinto che noi italiani siamo irrecuperabili, perciò quel che accade non è colpa loro. Ci hanno convinto che quel che conta è ‘fare presto, decidere”, e che perciò trasparenza, controlli, democrazia sono lussi inutili. E scaricano tutti i problemi sulla magistratura.

E però se lo scandalo romano non vuole essere un’altra occasione persa, dall’assemblea nazionale del PD dovrebbe partire una rivolta morale, e una proposta di riforma organica radicale del sistema politico, informata da una visione costituente (nel senso del 1948) invece che rampante: radicalmente pauperista, rigorosa (divieto generale di qualsiasi conflitto d’interesse), e democratica (nel senso di sostanziale abdicazione di rilevanti quote di discrezionalità e di opacità da parte degli eletti). Le proposte tecniche ci sono (a cominciare da quelle dell’outsider del 2007).

Ma è più probabile che il buon Orfini non vorrà dare troppo fastidio, e risponda come il ricco ebreo: «Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose [l’onestà] le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa solo ti manca: va’ vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.»

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