“Il mio assistito Totò Riina sta malissimo e a giorni faremo un’iniziativa per la sua salute”. A dirlo è l’avvocato del boss corleonese, Luca Cianferoni, a margine del processo di Firenze sulla strage del rapido 904. “E’ urgente occuparsi della sua salute”, ha aggiunto, precisando che presenterà una specifica istanza al tribunale di sorveglianza di Bologna. Cianfironi ha ricordato che il capo dei capi, detenuto in carcere a Parma, ha avuto due infarti, ha una forma di Parkinson e problemi al fegato.

Questa mattina si è svolta davanti alla Corte d’Assise di Firenze la seconda udienza del processo sull’attentato sul rapido Napoli-Milano avvenuto il 23 dicembre 1984, all’altezza di San Benedetto Val di Sambro, in cui vennero uccise 17 per e 267 rimasero ferite. Riina, imputato come mandante della strage, ha seguito il processo in videoconferenza, dal carcere di Parma.

Secondo le ricostruzioni, l’attentato venne messe in atto dalla mafia per distogliere l’attenzione di investigatori e opinione pubblica dalla Sicilia dove si stava combattendo la guerra tra corleonesi e palermitani. “Furono usati 16 kg di esplosivo” perché così “il danno è grosso” ha detto il consulente tecnico del pm, Giulio Vadalà, esperto di esplosivi già dirigente della polizia scientifica, deponendo al processo. “L’esplosivo fu collegato su una reticella porta valigie in un corridoio del treno” e “era collegato a un sistema di trasmissione radiocomandato con un ritardo affinché esplodesse in una galleria”. Sul luogo dell’attentato, ha anche detto il consulente della procura, interrogato dal pm Angela Pietroiusti, furono trovati “residui di pentrite, T4, nitroglicerina e tritolo”. Pentrite e T4 compongono la base dell’ordigno definita Sentex, che ha un alto potenziale esplosivo. L’ordigno fu posto in una carrozza di seconda classe, la nona, tra l’undicesimo e il dodicesimo scompartimento.

La Corte d’Assise ha respinto la richiesta avanzata dalla Regione Campania di costituirsi parte civile. Secondo il giudice Ettore Nicotra  la richiesta è stata presentata “oltre il termine” e quindi è “non ammissibile”, aggiungendo che la Regione Campania “può ritenersi danneggiata e non offesa”. All’atto si è opposto l’avvocato di Riina, per il quale “non c’è nessun presupposto” ed è “opinabile anche sul piano del diritto sostanziale”. Il legale della Regione Fabrizio Niceforo aveva presentato la richiesta motivandola col fatto che “molti cittadini campani erano su quel treno quel giorno” e “la Regione Campania è offesa in reato”.

La terza udienza si terrà il 13 gennaio prossimo testimonierà il braccio destro di Riina, Giovanni Brusca. Dopo la strage come ricostruito dall’accusa, il boss di San Giuseppe Jato, che schiacciò il telecomando a Capaci, fu contattato dal capo dei capi perché spostasse il deposito di esplosivi che Cosa nostra gli aveva affidato a San Giuseppe Jato nel timore che venisse scoperto.