Padri olandesi, campioni ungheresi

Polo, bermuda o pantaloni lunghi, gatsby o analogo berretto, calzettoni a rombi fino al ginocchio, scarpe da calcetto senza tacchetti. Non stiamo parlando di calciatori spiritosi o eccentrici ma di serissimi giocatori di footgolf, impegnati a far rotolare un pallone in apposite buche.

Il footgolf, nome nato dall’unione di football e golf, è un gioco relativamente recente. Si pratica su campi da golf di 9 o 18 buche provvisorie, dal diametro di 53 cm, collocate generalmente lungo il rough (e, in ogni caso, lontane dal green), e sta conoscendo una rapida diffusione in tutto il mondo, con migliaia di appassionati e competizioni che spaziano dalla Coppa del Mondo alle tappe cittadine nei campi di provincia (o addirittura nei parchi). La nazione da battere è l’Ungheria, che nel primo campionato mondiale di footgolf, disputato nel giugno 2012 e giocato dai magiari in casa, ha conquistato tutti e tre i gradini del podio con Béla Lengyel, Peter Nemeth e Csaba Feher; giusto però evidenziare che gli atleti ungheresi ai nastri di partenza erano allora più numerosi di quelli delle altre sette nazioni partecipanti: Argentina, Belgio, Grecia, Italia, Olanda, Messico, Stati Uniti. Il prossimo appuntamento, previsto per il 2015, sarà probabilmente in Argentina.

Non c’è unanimità su dove sia nato ufficialmente il footgolf. Le sue prime apparizioni risalgono al 2006, ma il merito di averlo reso un fenomeno mondiale, anche grazie ai servigi di un ambasciatore eccellente (l’ex attaccante olandese Roy Makaay), spetta ai Paesi Bassi: nel settembre 2009, su un’idea di Michael Jansen, creativo di origine australiana, si disputò in quel paese il primo National FootGolf Championship.

Sono attualmente 25 le federazioni nazionali riunite nella Federation for International FootGolf (Fifg), fondata nel giugno 2012: a sette delle otto prima menzionate (va esclusa la Grecia) si aggiungono il Regno Unito, dalla grande tradizione golfistica, e poi Australia e Austria, Canada e Cile, Colombia e Francia,  Germania e Norvegia, Polonia e Panamá, Portogallo e Puerto Rico, Sudafrica e Spagna, Svizzera e Turchia; ultimi arrivati gli Emirati Arabi Uniti. Il nostro paese partecipa al gruppo dei “magnifici 25” con l’Associazione Italiana FootGolf (Aifg). Fondata il 12 aprile 2012, è l’unica riconosciuta ufficialmente, dal primo gennaio dell’anno passato, dalla FIFG; a rappresentare il footgolf, in Italia, c’è però anche una Federazione Italiana FootGolf (F.I.F.G.).

footgolf

Poche facili regole

Il footgolf ricalca in sostanza il golf, con cui condivide anche il campo da gioco e i vari ostacoli presenti sul terreno di gioco: colline, bunker, banchi di sabbia, alberi e boschi, stagni e ruscelli. Rispetto al golf c’è però qualche differenza: mancano i caddie e le mazze, sostituite dalle gambe dei giocatori. Che devono aver forza nelle gambe (un tiro può raggiungere i 200 metri), ma anche essere in grado di scegliere il “colpo corto” (putt) più adatto – di punta, di suola, di piatto – per imbucare il pallone. Vince chi giunge alla fine del percorso con il minor numero di tiri.

Se le regole di gioco non sono molto complicate, è più arduo trovare un campo adatto: servono buche da 50 cm (circa 11 cm quelle tradizionali nel golf). Dato il mix perfetto di concentrazione, precisione e freddezza, sono molti a sostenere che per riuscire nel footgolf bisogna essere prima di tutto buoni giocatori di golf. Altri non hanno invece dubbi a indicare nei campioni del football i “predestinati” per eccellenza, per la potenza e la tecnica necessarie a calciare e far viaggiare la palla; tra gli appassionati di footgolf sono difatti moltissimi i calciatori: dagli olandesi Frank de Boer e Ruud Gullit ai francesi Jean-Pierre Papin e Christian Karembeu, dai sudamericani Diego Forlán e Juan Sebastián Verón agli italiani Marco Ferrante, Michele Padovano e Gian Piero Gasperini.

Ci sono anche footgolfers che non hanno nulla a che spartire né con il mondo del golf né con quello del calcio, come l’ex ginnasta Igor Cassina. Campioni (o, più spesso, ex campioni) di calcio o di golf, sportivi di altre discipline o semplici appassionati, per tutti i cultori del footgolf l’obiettivo è comunque uno solo: hole in one.