Nel giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, le due milanesi conquistano zero punti e vedono allontanarsi il treno Champions League. E nella giornata in cui la Juventus si ferma a Firenze dopo sei vittorie consecutive, la Roma pareggia in casa contro il Sassuolo e manca una grande occasione per accorciare dalla vetta. Il 14esimo turno – che verrà ricordato anche per la rivincita di Andrea Stramaccioni a San Siro – ha detto tanto per il campionato, nonostante in graduatoria in distacchi siano ancora sottili. Perché i pareggi delle prime della classe hanno un sapore molto diverso, pur valendo sempre un punto. Mentre nella corsa alla Champions League la serie di errori di Napoli, Milan e Inter comincia ad affermare seriamente la candidatura del Genoa al terzo posto. In coda, invece, Parma sempre più rassegnato, condannato dai suoi stessi errori nell’ennesima sconfitta casalinga (1-2) contro la Lazio. Comincia a preoccupare anche la situazione del Cesena, che dopo un avvio grintoso manifesta limiti di organico forse troppo evidenti per puntare alla salvezza.

IL BUONO

Andrea Stramaccioni si è preso la sua rivincita. Sedotto e abbandonato dall’Inter del dopo Mourinho, catapultato in prima squadra come enfant prodige e scaricato poco più di un anno dopo per colpe non sue. Ieri sera è tornato a San Siro con la sua Udinese, allenatore vero di una squadra di provincia con un progetto serio. E ha ribaltato un’Inter allo sbando, senza più un’anima o un’idea, infliggendole una dura lezione di calcio. Un po’ come rivedersi dopo anni con la ex che ti aveva lasciato facendoti soffrire, e ritrovarla che sta messa molto peggio di te. Ma, se alle spalle c’è comunque un grande amore, dopo un po’ la soddisfazione lascia spazio al rimpianto per ciò che poteva essere e che non è stato. Chissà se l’avrà provato anche “Strama”. Di sicuro ci hanno pensato i tifosi nerazzurri, a cui quel giovane allenatore dall’accento romano piaceva così tanto.
Ridono e gioiscono, invece, soltanto a Genova, sponda rossoblù. Del miracolo di Gasperini si era parlato a lungo per tutta la settimana. Lo scontro diretto contro il Milan era l’esame di maturità: superato, a pieni voti. Ora la Champions League può diventare davvero un obiettivo per il Grifone.

IL BRUTTO

In un campionato così livellato verso il basso, il Napoli doveva essere in alto ad insidiare la lotta al titolo di Juventus e Roma. O quantomeno avrebbe dovuto avere già in cassaforte il terzo posto, per manifesta assenza di rivali. Invece la truppa di Benitez proprio non riesce a sbloccarsi: lo dimostra il pareggio casalingo con l’Empoli, acciuffato in rimonta nel finale, che rappresenta comunque un passo falso nella corsa alla Champions League. La difesa continua a prendere troppi gol, Hamsik è ormai l’ombra del giocatore che fu, anche Callejon si è fermato. Ma soprattutto Benitez e De Laurentiis sembrano aver smarrito il bandolo del progetto tecnico e societario, per cui un’altra assenza dall’Europa che conta potrebbe essere fatale. Discorso diverso per il Milan, che partiva da una situazione differente. Uguale, però, è l’attitudine a fallire gli appuntamenti che contano: la squadra di Inzaghi non riesce mai a confermarsi dopo una vittoria. E contro il Genoa ha rimediato una sconfitta netta: anche il gioco, oltre il punteggio, ha detto che in questo momento i rossoneri non sono da Champions League.

IL CATTIVO

Roma e Rudi Garcia hanno parlato tanto, ultimamente. Lanciando guanti di sfida alla Juventus e all’Europa, ricordando (spesso e anche legittimamente) i gravi errori arbitrali di Torino che hanno scavato il solco in vetta alla classifica. Quando però i rivali si fermano, una grande squadra deve approfittarne. Invece la Roma ha balbettato in casa contro il piccolo Sassuolo, Garcia ha vistosamente sbagliato formazione (e l’impressione è che non sia la prima volta, di recente). Se i giallorossi vogliono davvero strappare lo scudetto dal petto della Juve, devono dimostrare di essere alla loro altezza. Sul campo, non a parole. Anche perché dopo gli “aiutini” (rigore generoso, gol in fuorigioco) fondamentali per strappare il pareggio al Sassuolo, sarà più difficile gridare allo scandalo al prossimo fischio sfavorevole.
Il vero tonfo di giornata, però, è sicuramente quello dell’Inter, che in campionato non vince da ottobre e ormai è più vicino alla zona retrocessione che alla Champions League. Sarebbe facile ma ingeneroso crocifiggere Rodrigo Palacio, alle prese con evidenti problemi psicologici. Impossibile anche sbattere sul banco degli imputati Roberto Mancini, arrivato da sole tre settimane sulla panchina nerazzurra (ma ancora a secco di vittorie). La conclusione è che l’esonero di Mazzarri ha avuto come unico risultato quello di eliminare ogni alibi, e smascherare le vere responsabilità del fallimento nerazzurro, ancora una volta da addebitare alla società. Siamo solo a dicembre, ma le possibilità di dover buttare un’altra stagione sono sempre più concrete. Sarebbe la quinta consecutiva dopo il Triplete, saprebbe tanto di definitivo ridimensionamento.

SONDAGGIO

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