Che cosa ci azzecca il suolo con il ciclo dell’acqua e la protezione civile, le bombe d’acqua e la difesa del suolo da frane e inondazioni? Se l’acqua è la sorella casta e umile e utile e preziosa, chi ci sostenta e governa è la madre la Terra, come cantò San Francesco nella prima poesia scritta nella nostra lingua. E la Terra nel nostro paese non è stata trattata benissimo, così che la nostra Terra maltrattata amplifica oggi gli effetti delle bombe d’acqua e delle siccità. In occasione della Giornata mondiale del suolo ospito qui l’intervento di un esperto, il Prof. Paolo Pileri, urbanista del Dastu del Politecnico di Milano, che da studente conobbi nel mio primo anno di insegnamento in questo Ateneo e mi onora tuttora della sua amicizia.

Il 5 dicembre è la Giornata mondiale del suolo. Perché celebrarla? Ci sono mille cose che stanno a cuore al cittadino, è mai possibile dedicare attenzione al suolo? Non ci sono altre priorità, ben più grandi?

Sono proprio queste le domande che preoccupano da anni quanti si stanno sgolando nello spiegare che riconoscere al suolo la dignità di risorsa ambientale e quindi attivarsi a tutelarlo non è la fissa di alcuni ma l’urgenza per tutti. Sappiamo poco del suolo e facciamo ancora meno. È sotto i nostri piedi e culturalmente lo consideriamo un corpo morto, sporco, inerte. Il suolo è esattamente il contrario di tutto questo. Un ettaro di suolo agrario fornisce il cibo annuo a 6 persone. Custodisce il 30% della biodiversità terrestre il che vuol dire che lavora alle nostre difese immunitarie e a generare principi attivi per le nostre cure. Il suolo è una spugna sorprendente e riesce a immagazzinare acqua fino a 3,8 milioni di litri per ettaro evitandoci esondazioni peggiori. Trattiene tra le 3 e le 4 volte il carbonio che c’è in atmosfera. Il suolo è base e sostanza del nostro paesaggio. Insomma senza il lavoro del suolo, non sarei qui a scrivere e voi a leggere. Eppure ogni anno il suolo lo offendiamo, consumiamo, inquiniamo. In Europa ogni giorno vengono cementificati più di 250 ettari (una città come Berlino all’anno al posto di suoli agricoli) e in Italia 8 metri quadri diventano cemento ogni secondo. Pensate che per generare 10 cm di suolo ci vogliono 2000 anni. Nel mondo i danni prodotti da erosione/desertificazione hanno un costo stimato di 70 dollari a testa, neonati compresi. Una follia. Un debito che continua a crescere, indebitando il futuro. Ogni ettaro che viene urbanizzato richiede una spesa pubblica annua di 6500 euro per tenere puliti fogne, canali, scoli.

Pochi sanno tutto ciò e quindi in tantissimi pensiamo che il suolo non sia importante e che, anzi, cementificare sia sempre un bene perché fa bene all’economia. Non è più così. Non è più così da tempo. Oggi le normative degli Stati sono deboli nella tutela dei suoli. Soprattutto quella italiana che non lo tutela per niente, anzi il suolo è visto come rendita e fonte di guadagno se cementificato. Perdita per tutto il resto. Ecco perché la giornata mondiale sul suolo. Per spiegarci che dobbiamo occuparcene. Che deve essere in cima alle nostre agende. Che dobbiamo smettere di consumare suolo se vogliamo conservare un po’ di futuro.

Dall’uso che facciamo e faremo del suolo ci riconosceremo e ci riconosceranno. Tutto questo dobbiamo saperlo e ricordarlo, farlo sapere e farlo ricordare. Chiedete al vostro comune di non far consumare più un solo metro quadrato di suolo.

di Paolo Pileri