Espulso con l’accusa di non aver restituito i soldi, ora il deputato Massimo Artini annuncia querela. “Sono stato calunniato con informazioni false. Ho deciso di rivolgermi a degli avvocati per tutelarmi dopo quello che è stato detto e scritto”. Nelle scorse ore il blog di Beppe Grillo ha pubblicato un post per chiedere il voto sull’espulsione del parlamentare toscano e della collega Paola Pinna: all’interno si denunciava la mancata restituzione di parte dello stipendio. Il deputato, da oggi ex M5s, ha contestato insieme ad un gruppo di 17 colleghi l’utilizzo del sito “tirendiconto.it” chiedendo spiegazioni sulla gestione interna. Motivi che sono costati ai due parlamentari l’uscita dal gruppo. “Il sito di Grillo”, continua Artini, “ha pubblicato una mia mail personale nella quale si chiedevano spiegazioni di alcuni rimborsi con la cifra precisa. E questo non può essere fatto senza conseguenze”.

Solo nelle scorse ore Artini ha espresso le sue lamentele direttamente al leader M5s. E’ andato sotto casa sua a Marina di Bibbona e per un’ora si è intrattenuto con una delegazione di parlamentari per chiedere che il voto fosse annullato. “Gli ho detto che dicendo quelle cose false mi hanno rovinato”, ha continuato Artini, “hanno rovinato la mia reputazione. Sanno che ho restituito i soldi e ci sono i rendiconti a dimostrarlo. Li ho pubblicati tutti sul mio sito”. Altra faccenda che il deputato intende chiarire è quella della gestione del server informatico a Montecitorio. All’inizio della legislatura il servizio mail dei parlamentari era ospitato dal server di proprietà di Artini. Poi poche settimane fa, la decisione del gruppo di abbandonare quella piattaforma: la Casaleggio associati ne ha dato notizia con un post sul blog in cui un tecnico consigliava di usare un server indipendente. Ma il passaggio ha portato a qualche inconveniente: le email scomparse per un breve periodo di tempo e le accuse da una parte e dell’altra. Solo ieri l’ex capogruppo Paola Carinelli ha accusato il collega di phishing: “Ha avuto accesso al server del gruppo”, ha scritto su Facebook, “e con la sua azione ha esposto tutto il gruppo parlamentare a rischi penali (oltre ad aver accesso alle nostre corrispondenze personali). Non pago, ha clonato il portale a fini presumibili di phishing (che è reato)”. Anche su questo Artini, dice che vuole chiedere un consulto degli avvocati.