Ricorsi e cause per risarcimento danni, tavoli di confronto e censimenti da effettuare. La storica sentenza della Corte europea sui precari della scuola apre a effetti potenzialmente deflagranti, ma i suoi confini sono ancora tutti da esplorare. Lo dimostrano le reazioni contrastanti, che vanno dall’entusiasmo dei sindacati (che parlano di centinaia di migliaia di assunzioni), alla prudenza del Ministero, secondo cui invece non cambiano i programmi della riforma “La buona scuola”.

Le prime parole sono delle associazioni che avevano promosso il ricorso. E adesso si godono una sentenza comunque favorevole: “Aspettavamo questo momento da anni, da domani lavoreremo perché venga applicata”, spiega Rino Di Meglio, numero uno della Gilda. “È una vittoria storica per il nostro sindacato, che per primo aveva creduto in questa battaglia”, afferma Marcello Pacifico, presidente dell’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori, ndr). Ed è molto combattivo anche Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil: “Siamo soddisfatti, anche perché la sentenza va oltre le aspettative. Certifica un abuso da parte dello Stato italiano e spalanca le porte a innumerevoli azioni legali”.

Il primo scenario abbozzato da Pantaleo non riguarda solo il comparto scuola: “A questo punto si apre un grosso interrogativo sul decreto Poletti sui contratti a tempo: la Cgil ha impugnato la legge presso la Corte europea, ci aspettiamo una decisione analoga. Il principio generale può essere esteso a tutto il pubblico impiego”. In prima battuta, però, saranno docenti e personale Ata ad essere interessati dalla sentenza. “Ora 250mila precari possono chiedere la stabilizzazione e risarcimenti per due miliardi di euro, oltre agli scatti di anzianità maturati tra il 2002 e il 2012 dopo il primo biennio di servizio e le mensilità estive su posto vacante”, tuona l’Anief. “Ci sono da assumere non solo i docenti delle GaE, ma anche 15mila Ata e buona parte dei Pas”, gli fa eco Pantaleo.

Le conclusioni che arrivano dai giudici di Bruxelles, però, non offrono certezze. Sono ancora tante le incognite e i dubbi su chi riguarderà davvero: nella sentenza si parla di incarichi su posti vacanti e disponibili (dunque supplenze annuali), reiterati per 36 mesi. Infatti Di Meglio si mostra prudente: “Io eviterei di dare numeri in questo momento. Neanche chi è iscritto nelle Graduatorie ad esaurimento è certo di rientrarvi, perché per le GaE erano richiesti 24 mesi di servizio”. Detto che non dovrebbe esserci distinzione tra scuole statali e paritarie (entrambe fanno parte del sistema integrato d’istruzione italiano), il vero nodo è capire se sono compresi solo gli incarichi fino al 31 agosto, o anche quelli al 30 giugno. Pantaleo non ha dubbi a riguardo: “A nostro avviso fanno tutti parte della casistica”.

Il Ministero, invece, frena: “La riforma proposta dal governo dà risposte che vanno oltre la sentenza di oggi”. Come a dire: il piano di 150mila assunzioni basterà a far fronte ai principi riaffermati dall’Europa. Anche perché – è l’osservazione che trapela da viale Trastevere – la sentenza parla solo di posti vacanti e disponibili, non dice quanti devono essere assunti. Probabilmente solo con un censimento preciso, da effettuare caso per caso con le amministrazioni e gli uffici sul territorio, sarà possibile sciogliere tutte le riserve. Le parola finale, dunque, spetterà ai giudici nazionali.

Intanto, però, i sindacati sono già pronti a fare i primi passi ufficiali. “Al governo chiediamo di aprire subito un tavolo di confronto con le parti sociali, per discutere della stabilizzazione completa di tutto il precariato della scuola. Altrimenti il percorso che porterà in tribunale sarà obbligato”, afferma la Flc-Cgil. La Gilda, invece, ha già pronta una diffida nei confronti dell’esecutivo: “Appena tornano i nostri legali dal Lussemburgo prepariamo le carte: vogliamo tempi certi e rapidi per l’esecuzione della sentenza”, spiega Di Meglio. Che però aggiunge un’ipotesi da non scartare a priori: “Fossi nel governo, io a questo punto rivedrei tutta la riforma della scuola, per assegnare le assunzioni prima a chi ha i requisiti previsti dalla sentenza, indipendentemente dalla presenza nell’una o nell’altra graduatoria”.

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