C’è un passaggio nell’appassionato discorso di Francesco al Parlamento europeo di Strasburgo, che riassume la filosofia politica e religiosa del pontefice argentino: “Siete chiamati a prendervi cura della fragilità delle persone e dei popoli”. Un appello spirituale e al tempo stesso profondamente realistico a farsi carico della condizione “più marginale e angosciante” di individui e nazioni e “ungerla di dignità”.

Il discorso del Papa – il più lungo mai pronunciato in una sede politica – è, al fondo, fortemente laico nell’illuminare le piaghe della crisi attuale. Il modello funzionalista, tecnocratico e privatista dell’economia. La cultura dello scarto, con gli esseri umani trattati come oggetti da utilizzare e buttare. Lo svuotamento della democrazia, sottoposta alla pressione di un potere finanziario sovranazionale “al servizio di imperi sconosciuti”. La mancanza di lavoro e di dignità del lavoro e l’incombere di un meccanismo mirato allo sfruttamento delle persone. La sordità dinanzi alla questione delle migrazioni.

Un giro d’orizzonte amplissimo, contrassegnato dai dati reali di un disagio di massa che la classe politica rimuove sistematicamente. Una ricognizione popolata di volti umani, cancellati costantemente dalla scena mediatica, se non nell’agitazione temporanea della “tragedia” consumata sugli schermi televisivi in 24 ore. Un discorso che ha insistito su un’altra grande malattia della società europea contemporanea (e non solo europea). Quella solitudine “che si vede negli anziani abbandonati al loro destino, nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro, nei numerosi poveri che popolano le nostre città, negli occhi smarriti dei migranti venuti in cerca di un futuro migliore”.

Papa Francesco in visita a Strasburgo

Matteo Renzi – titolare della presidenza dell’Unione per pochi mesi – assisteva in prima fila compunto e alieno. Che contatto poteva esserci tra chi, su un palcoscenico decorato di biciclette e finti banconi da falegname, declama esaltato che il “posto fisso non c’è più”, quasi fosse un trofeo tra le urla gioiose di fan isterici ignari delle angosce di milioni di individui in carne e ossa – e un uomo sobrio e pacato che indica il punto di rottura della nostra società? Che lunghezza d’onda condivisa può esistere tra chi fugge dai luoghi del dolore e della disperazione (si chiamino Genova, Giambellino o Tor Sapienza) e un vecchio prete aduso alle baraccopoli?

Ma Renzi, in realtà, è solo la maschera di una casta politica, che chiude gli occhi davanti alla scena drammatica di una società, che si va spezzando. Perché tra il discorso di Strasburgo di Francesco e la realtà italiana emersa esplosivamente in queste settimane, c’è una robusta connessione logica.

Laddove si accantona un progetto politico di giustizia e solidarietà, di legalità e di inclusione sociale, laddove si rompe il legame tra diritti e rispetto dei doveri e impegno per il “bene comune”, non può che esplodere la guerra dei poveri, il rigurgito razzista, la mobilitazione xenofoba, la mobilitazione autoritaria contro l’ “Altro”, lo scatenamento dei clan delinquenziali di varia provenienza e di vario colore.

Il fenomeno Salvini in Emilia Romagna, il coagularsi sulla scena italiana con percentuali consistenti di una destra antieuropea, antisolidale e culturalmente violenta non può che prosperare a fronte dello sfascio dello Stato e del disinteresse civile praticato dai boiardi politici.

I disperati delle case popolari di Milano, vessati dalle occupazioni abusive, la popolazione di Tor Sapienza esasperata dal degrado e dalla sopraffazione quotidiana di marca nostrana o straniera, non sono “di destra”, ma piuttosto le vittime e lo spazio su cui si scaricano i disastri di una politica, che non vuole più occuparsi della “questione sociale”, che sfrutta egualmente italiani e stranieri in lavori sottopagati e con falsi contratti, che ha rinunciato equanimemente a pretendere legalità da delinquenti italiani e stranieri (e specialmente dai potenti nostrani in colletto bianco), che non ha uno straccio di concetto di politica dell’immigrazione né di repressione dei mercanti di schiavi, che non sa più cosa sia un progetto sociale per la casa e un’urbanizzazione armonica.

Chiusa la Tv, si riprenda domani in mano il discorso di Francesco e ci si domandi: è un’Italia spezzata, rancorosa, sfiduciata, aggressiva, asociale, non-europea, nemica dell’Altro quella che vogliamo?

il Fatto Quotidiano, 22 novembre 2014