LA GIORNATA
Due settimane di pausa per ripartire dalle stesse certezze. Davanti nessuno pare in grado di contrastare la corsa di Juventus e Roma. Semmai la sofferenza dei giallorossi a Bergamo sembrerebbe far pendere la bilancia dalla parte dei bianconeri. Ma nel calcio una vittoria vale sempre tre punti, che sia stentata o roboante come quella della Juve con la Lazio. E per questo il divario in vetta alla classifica resta invariato. Dietro di loro nessuno vuole prendersi il preziosissimo piazzamento Champions: il derby di Milano si chiude in un nulla di fatto, pareggia la Samp a Cesena, si ferma anche il Napoli in un pirotecnico 3-3 contro il Cagliari di Zeman. Nel posticipo del lunedì il Genoa può volare al terzo posto. In coda crisi senza fine per il Parma, sconfitto anche nello scontro salvezza dall’Empoli.

IL BUONO
Duecento gol in Serie A. Un traguardo per pochi, grandissimi eletti: Silvio Piola, Francesco TottiGunnar Nordahl, Giuseppe Meazza, Josè Altafini, Roberto Baggio. Da ieri a loro si aggiunge anche Totò Di Natale. Piccolo fra i giganti, lui che ha sempre calcato i campi di provincia, da Empoli a Udine. Ha detto no alla Juventus per restare in Friuli, in nazionale è arrivato tardi e forse non è mai stato apprezzato fino in fondo. Ma in silenzio, in quell’angolo d’Italia che si è ritagliato per le sue magie, continua a fare ogni domenica quello che sa fare meglio: segnare. Ed entro fine campionato potrebbe superare anche Baggio, forse il più grande giocatore italiano di sempre. Non ha mai aspirato a tanto Di Natale, ma con lavoro e tanta classe anche lui verrà ricordato a lungo negli annali del nostro calcio. Uno che invece potrebbe davvero arrivare fra i migliori al mondo è Paul Pogba: anche sabato ha trascinato la Juventus con una doppietta e una prestazione devastante, dimostrando di essere di un’altra categoria rispetto al valore medio del nostro campionato. Quanto ancora la Serie A riuscirà a trattenerlo?

IL BRUTTO
La stagione scorsa è stata una delle più noiose degli ultimi anni. In estate ci si aspettava soprattutto che il campionato portasse più emozioni. C’erano tutte le premesse: l’addio di Conte per rendere più “umana” la Juventus, la consacrazione della Roma, la voglia di rivalsa delle milanesi, la crescita di Napoli e Fiorentina. Invece siamo di nuovo di fronte alla solita Serie A, spaccata in tre tronconi: c’è un campionato a parte per lo scudetto (per ora almeno è una lotta a due, si spera che rimanga tale); una corsa per il terzo posto che pare giocata al ribasso; e la battaglia per la salvezza, dove si sprecano pareggi a reti bianche e prestazioni opache. E a rimetterci, come sempre, è lo spettacolo.

IL CATTIVO
Se il campionato non decolla la colpa è anche delle tante squadre che stanno rendendo meno del previsto. Come il Torino: l’anno scorso ha centrato l’Europa (seppur a tavolino), adesso annaspa nelle parti basse della classifica, con Ventura che proprio non riesce a trovare la quadra della sua nuova rosa. La maledizione dell’Europa League colpisce anche i granata, che devono stare attenti a non scivolare verso la deriva che ha già preso il Parma, ormai rassegnato alla retrocessione. E poi ovviamente le due milanesi. C’era un’atmosfera elettrica a Milano negli scorsi giorni. Un po’ per il ritorno di Mancini, un po’ per l’entusiasmo di Inzaghi, soprattutto per l’occasione di rilanciarsi in classifica dopo un avvio di stagione mediocre. Invece il derby ha deluso. Voglia, intensità e abnegazione, ma poco altro. Qualità e spettacolo ai minimi storici, come il coraggio dei due allenatori. Mancini che si ripresenta in Italia con un 4-5-1 in piena regola che sacrifica Kovacic e Palacio nel ruolo operaio di tornanti, il Milan che dimostra di non avere molte idee all’infuori di un’ordinata difesa e contropiede. E un pareggio che sa tanto di occasione persa: accontenta tutti perché le ambizioni nerazzurre e rossonere sono ridotte al lumicino, ma non muove la classifica. La partita che un tempo era una delle stracittadine più importanti al mondo, giocata nella “Scala” del calcio, oggi è quasi diventata un derby di quartiere.

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