Nelle piazze italiane non è stata una buona giornata per Matteo Renzi. Il leader del Pd e capo del governo è stato contestato, sbeffeggiato, ingiuriato da nord a sud. In iniziative simboliche e in cortei più robusti. Negli scontri di Milano e Padova e nel corteo, pacifico e molto allegro, di Roma. Il distacco con il mondo sindacale più duro e compatto, quello della Fiom – che pure aveva nutrito delle attese nei confronti del governo – è ormai conclamato. La durezza del discorso di Maurizio Landini e di Susanna Ca-musso a Milano non lascia spazio a ricuciture improvvisate. La rapida approvazione del Jobs Act, anzi, costituirà l’elemento fondativo di una frattura politica di lungo periodo. Nonostante i discorsi sul rinnovamento della sinistra.

Sciopero Sociale-540

Anche perché, guardando i volti dello sciopero sociale, quel rinnovamento non convince una parte delle nuove generazioni. In larga parte studenti, anche delle scuole medie, giovani precari, disoccupati, lavoratori a tempo, intermittenti, partite Iva e così via. Quasi ognuna delle decine di tipologie contrattuali previste dall’ordinamento italiano era ieri rappresentata in piazza. Lo sciopero sociale è nato come alleanza sociale di alcune sigle sindacali, di centri sociali ma anche di collettivi studenteschi, comitati territoriali e così via. Le manifestazioni di ieri, però, sono andate oltre questa rappresentanza.

A Roma, circa diecimila persone hanno sfilato a lungo tra piazza della Repubblica e la multietnica piazza Vittorio con un giro attorno all’Università di Roma, caratterizzato da varie tappe, modello “via Crucis”. Davanti al ministero dell’Economia sono volate le uova, all’ambasciata tedesca – dove sono avvenute due settimane fa le cariche agli operai di Terni – anche i fumogeni, poi altre azioni al Policlinico Umberto I, al Colosseo, con trenta lavoratori saliti su in alto mentre quelli Telecom sono andati a protestare davanti alla loro azienda. Gli attivisti dei comitati per l’acqua pubblica hanno invece occupato simbolicamente l’Acea, la partecipata capitolina dell’energia e dell’acqua. Maschere di Anonymous sul viso, cartelli anti-Renzi, slogan che ricordano la morte di Cucchi e la “voglia di futuro”, i più giovani, delle scuole medie, dicono senza esitare che “Renzi non convince perché c’è da rottamare il Paese e metterlo nel verso giusto. Ma lui ha solo rottamato il Pd”. Analisi di livello per avere solo 16 anni. Gli insegnanti dei Cobas e dei precari auto organizzati dopo il corteo andranno al ministero della Giannini per protestare contro “la buona scuola” mentre ci sono ricercatori dell’Istat o di Italia Lavoro e Isfol (ministero del Lavoro) che non hanno nessuna garanzia di lavorare dopo il 31 dicembre. “Ci stanno pensando” dicono al cronista, “ma noi non siamo per niente tranquilli”.

Storie diverse, vite poco componibili in uno sciopero che è in larga parte simbolico. Ieri nei servizi cittadini o nelle aziende, pubbliche o private, non si sono registrati particolari disagi. Come fare in modo che uno sciopero che si dice “sociale” possa davvero avere un impatto sull’economia e sulla politica è questione ancora da risolvere. Resta il segnale di un conflitto generazionale che, come non succedeva da tempo, ieri non è stato captato da nessuna sigla politica. Di politico in piazza c’era poco o niente.

Se il corteo di Roma è filato via liscio, a Milano e Padova si sono verificati gli scontri con la polizia dando un segno distintivo alla giornata. Poche tensioni, invece, nelle altre città. A Napoli, alcune migliaia di manifestanti, hanno sfilato fino a occupare la tangenziale. Traffico in tilt anche a Bologna dove il corteo ha fatto il giro del centro cittadino. Lo stesso è avvenuto a Firenze, Bari, Salerno, Verona e in altre città. A riassumere la giornata possono servire le parole del Garante per gli scioperi, Roberto Alesse: “C’è troppa tensione nel Paese. La violenza e gli scontri sono, infatti, il termometro del profondo malessere economico e sociale che stiamo vivendo”. “L’auspicio – prosegue – è che si realizzi una maggiore interlocuzione istituzionale con tutti i protagonisti del conflitto”. Il contrario del renzismo.

Il Fatto Quotidiano, 15 novembre 2014