Sono già sette i giorni di lezione persi dagli studenti genovesi a causa del maltempo e per la prossima settimana potrebbe continuare la chiusura forzata degli istituti. Ma per ora il termine della scuola resta il 9 giugno. La conferma arriva dall’assessorato all’istruzione della Regione Liguria che con un comunicato stampa ha smentito le notizie di un possibile spostamento al 13: “In questi giorni l’Ufficio scolastico regionale e la Regione Liguria potranno valutare le condizioni al fine di una eventuale richiesta al Miur per ridurre i 200 giorni di scuola per le autonomie scolastiche che sono state oggetto a oggi di ordinanze di chiusura. Tale provvedimento nel 2011 fu richiesto al Miur e non concesso a seguito delle alluvioni che colpirono la Liguria”.

L’assessore Pippo Rossetti sembra essere intenzionato a seguire quest’ultima strada nonostante il Co.Ge.De, Comitato Genitori Democratici, abbiamo sollevato il problema chiedendo alla Regione e all’Ufficio scolastico regionale un ripensamento del calendario. Il comitato propone di eliminare le pause didattiche di 3, 5 o 6 giorni previste da alcune scuole per una settimana tra la fine di febbraio e i primi di marzo oltre a qualche giorno di ponte. Una preoccupazione dettata dal fatto che anche nella primavera 2015 alcuni istituti saranno chiusi per le elezioni. Una questione delicata visto che secondo Claudio Croci, segretario Flc Cgil della Liguria, “saranno le singole scuole a decidere nel rispetto dell’autonomia. E’ una prerogativa del consiglio d’istituto scegliere di fare o meno un ponte o alcune pause. La Regione fissa il calendario con l’inizio e la fine dell’anno ma non può fare nulla di più. So che alcune realtà stanno pensando di accorciare i giorni di vacanza ma resta il fatto che saranno gli organi collegiali a decidere nel merito”. Dello stesso parere Pino Boero, l’assessore all’istruzione del Comune di Genova che per ora non ha preso alcun contatto con l’Ufficio scolastico regionale: “Sono i consigli d’istituto che devono deliberare. Per quanto riguarda le scuole comunali dell’infanzia non abbiamo l’obbligo del numero minimo di giorni di lezioni da svolgere”.

Sul tavolo resta aperta la questione della soglia dei 200 giorni per garantire la validità dell’anno scolastico. Per i docenti non si presenta alcun problema: i giorni di chiusura per causa di forza maggiore, secondo la normativa, devono essere assimilati a servizio effettivamente e regolarmente prestato ma per i ragazzi è diverso. Il comma 3 dell’articolo 74 del decreto legislativo 1994 numero 297 stabilisce che “allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni”. Tuttavia una nota del 2012 firmata dal direttore generale del Miur, Carmela Palumbo, rispondeva alle esigenze nate da situazioni di maltempo: “Può tuttavia succedere – citava il Miur – come è di fatto accaduto nelle scorse settimane durante le quali alcune aree del nostro Paese sono state interessate da eccezionali nevicate, che si verifichino eventi imprevedibili e straordinari che inducano i sindaci ad adottare ordinanze di chiusura delle sedi scolastiche. Al ricorrere di queste situazioni si deve ritenere che è fatta comunque salva la validità dell’anno scolastico, anche se le cause di forza maggiore, consistenti in eventi non prevedibili e non programmabili, abbiano comportato, in concreto, la discesa dei giorni di lezione al di sotto del limite dei 200, per effetto delle ordinanze sindacali”.