Tra i problemi che affliggono il nostro Paese c’è il complesso di superiorità. Made in Italy siamo i migliori. Mistificazione bella e buona. Made in Italy per Ferrari, Armani e alcuni marchi di caffè è una cosa; per tutto il resto, in particolare per legislazione e servizi, siamo da sempre gli ultimi della fila. Da ora in avanti, con le riforme di Renzi & C. la discenderemo di altri numerosi gradini.

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Questo pessimismo mi ha aggredito con forza leggendo una notizia proveniente dalla Sud Corea. Lì, il 14 aprile di quest’anno, c’è stato un disastro navale ancora più spaventoso di quello della Concordia. Il capitano della nave, credo fosse il fratello maggiore del comandante Schettino, se l’era data a gambe per primo, abbandonando tutti i passeggeri; che infatti, in mancanza di operazioni di salvataggio organizzate, sono morti quasi tutti: 304 su 476. E, l’ 11 novembre, la Corte di Gwangju lo ha condannato a 36 anni di galera; gli è andata ancora bene, il pm aveva chiesto la pena di morte. Nella Patria del Diritto, a quasi tre anni di distanza dal naufragio della Concordia (13 /1/2012), il Tribunale di Grosseto sta ancora sentendo testimoni

Che ciò avvenga per pigrizia e incapacità dei giudici mi pare poco probabile. Un po’ perché, se è vero come è vero che la durata media del processo civile italiano è di 8 anni, si dovrebbe concludere che tutti i giudici italiani sono pigri e incapaci; il che mi sembra statisticamente improbabile. Un po’ perché il Cepej (Commissione europea per l’Efficienza della Giustizia, istituzione del Consiglio d’Europa) da anni scrive nei suoi rapporti annuali che i giudici italiani sono i più bravi e produttivi d’Europa; Renzi non ha mai letto niente del genere ma, ciò nonostante, questi rapporti esistono.

Dunque, le ragioni per cui, a Gwangju, Lee Jun-Seok (è il nome dello sciagurato capitano) è stato processato in sei mesi e, a Grosseto, ancora non si sa che fine farà Schettino dipendono, con evidenza, da carenze sistemiche e non personali. Questa cosa la sanno tutti da decenni; e, da decenni, la classe politica fa finta di non saperlo e si inventa leggi che assicurino l’impunità a loro e ai loro amici e che intimidiscano o vessino i magistrati, che imparino a stare al loro posto, perbacco! In effetti, come tutti capiscono, la prescrizione breve, la non punibilità di fatto del falso in bilancio, l’ordinamento penitenziario che garantisce ai condannati a pene inferiori a 4 anni (dunque a tutti i colpevoli di corruzione, frode fiscale e truffe varie) di non andare in prigione, la responsabilità civile dei magistrati e la riduzione delle loro ferie a 15 giorni scarsi, non sono strumenti particolarmente idonei a ridurre (anche di un solo giorno) la durata dei processi. Di depenalizzazione massiccia dei reati bagatellari, di minima offensività come causa di non punibilità, di riforma delle notifiche, di abolizione di 9 memorie su 10 che gli avvocati civilisti si scambiano, per un totale di 12 mesi che si usano (si sprecano) solo per questo, di abolizione dell’Appello, non si parla affatto.

Renzi & C. potrebbero studiare un po’: anche e soprattutto il sistema sudcoreano. Scoprirebbero che, secondo il rapporto Doing business 2014 della Banca mondiale, la Corea del Sud è al settimo posto; e che questa posizione è dovuta all’efficienza dei loro Tribunali. Sempre secondo Doing Business, l’Italia si trova al 65° posto. Alla faccia del Made in Italy e della Patria del Diritto.

Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2014