Diciamocelo: parole come ribellione, resistenza, antifascismo… sono superate, antiche. Vecchie.

A sentirle pronunciare uno pensa a una foto d’epoca, lo porta indietro di chissà quanto che perdi il conto, hai voglia di tornare al presente per la paura di andare avanti a marcia indietro, rivolto al passato. E’ la percezione nell’immaginario collettivo di parole che ormai, ammettiamolo, evocano foto in bianco e nero, belle e brutte, ma datate e superate.

E’ così. Ma solo se si “misura” il significato di una parola in termini di tempo.

Ha senso usarle ancora? E quando le pronunciamo che effetto procurano sui nostri ragazzi? Per quel che mi riguarda io le uso e lo faccio spesso. Perchè parole come queste non sono soltanto, e non lo sono mai, il punto e a capo di una frase, sono la frase stessa, il racconto di quello che le ha generate prima e maturate poi, la sua e la nostra storia, è quel racconto in mille nette sfumature, che a dispetto delle rughe hanno la primavera dei fiori più belli: parole come ribellione, antifascismo e resistenza sono realtà di Costituzione e libertà. Quello che ci trasmettono queste parole è a nostra disposizione per essere vissuto nel rapporto quotidiano con quanto accade oggi, con i sempre più frequenti raduni neo-fascisti (l’ultimo va in scena il 29 novembre a Milano, l’Hammerfest) con i sempre più frequenti cavalli di battaglia ad infiammare le tensioni sociali (la più opportunista è la Lega): quando la pancia è vuota è sufficiente rivolgersi a lei per riempire la testa di sciocchezze e sfamarsi di quelle. I problemi non esistono per essere cavalcati, ma per essere risolti.

Quando pronunciamo certe parole come anitfascismo e resistenza non siamo vecchi o superati, siamo altrove se sappiamo adeguarle, nell’attualità, ad impedire ogni deriva.

Ne sono convinto e come sempre me lo confermano i ragazzi, gli studenti, i nostri figli, quando racconto loro, disegnandole, di persone comuni che hanno saputo ribellarsi per cause giuste. Ora“basterebbe” difendere ciò che quelle ribellioni ci hanno conquistato. Quando i ragazzi alla fine di uno spettacolo mi chiedono i disegni, mi scrivono per dirmi che hanno scoperto quale argomento trattare nella loro tesina, quando si commuovono e mi dicono grazie, quando mi parlano dei loro nonni come se per la prima volta li scoprissero enormi e straordinari, quando mi dicono che non pensavano che ribellione, resistenza e antifascismo avessero un senso anche oggi… ecco che le parole non sono vecchie se a pronunciarle è un cuore consapevole e incoraggiato, quello dei nostri figli.

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