La vicenda esodati è ufficialmente chiusa. L’Inps “ha salvaguardato tutti i 162.130 esodati creati dalla riforma Fornero”. Lo hanno annunciato il commissario dell’istituto Tiziano Treu e il direttore generale Mauro Nori, dopo l’incontro di mercoledì con i senatori della commissione Lavoro. Grazie a sei provvedimenti di tutela all’Inps risultano tutti “messi in salvo” i cittadini lasciati nel limbo – senza reddito e senza pensione – a causa di un errore nella stesura delle norme. “Certo quella che si chiude è la fase emergenziale”, ha detto Nori. Una fase che ha creato polemiche e battaglie di cifre. Fuori dai 162.130 ci possono però essere ancora altri “casi specifici” che saranno individuati da un censimento attraverso il monitoraggio avviato dal sito della commissione, come annunciato dalla senatrice Anna Maria Parente. Ma dovrebbe trattarsi di numeri residuali.

Adesso però si prepara un nuovo fronte, quello di coloro che perdono il lavoro in età avanzata ma non sufficiente per avere diritto alla pensione. Se, come afferma Nori, questo “è un problema che esiste dalla notte dei tempi”, è anche vero che, con la crisi e la flessibilità in uscita che il Jobs Act minaccia di aumentare ulteriormente gli ultrasessantenni disoccupati privi di ammortizzatori sociali saranno la prossima emergenza sociale. I responsabili dell’Inps non usano toni allarmistici, ma avvertono che “occorrerebbe una soluzione strutturale, un sistema che a regime trovi delle risposte” al problema.

Intanto sembra in via di soluzione il rischio di una svalutazione delle pensioni come conseguenza del fatto che il prodotto interno lordo, a cui per legge sono “agganciate”, è in discesa da ormai quattro anni. In attesa della risposta dei ministeri dell’Economia e del Lavoro alla lettera inviata dall’Inps per avere chiarimenti su come procedere al pagamenti degli assegni, l’istituto dà una sua interpretazione. “La legge non parla di svalutazione, ma solo di rivalutazione”, ha spiegato Treu. Ergo, le pensioni non dovrebbero poter essere svalutate. Interpretazione che sembra condivisa dal dicastero del Lavoro ma sulla quale il Mef non si è ancora pronunciato. A favore di questa scelta concorre anche il fatto che, come sottolineato sia da Treu sia da Nori, “per ora non esiste il problema delle coperture”.