Enorme è la portata dell’incontro fra Papa Francesco e movimenti sociali avvenuto la scorsa settimana in Vaticano. Portata per certi versi superiore a quella del Concilio Vaticano II che pure aveva marcato una svolta epocale, rinnovando a fondo la vecchia Chiesa cattolica gerarchica e nei secoli fedele alle classi dominanti.

Oggi siamo di fronte a una nuova svolta epocale. Papa Francesco, un vero uomo della Provvidenza, eletto a ridosso dei grandi movimenti di massa avvenuti a partire dal 2010, dalle rivolte arabe a Occupy Wall Street, non si accontenta di enunciare, come in precedenza (come nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium o nell’enciclica Lumen Fidei), critiche serrate al sistema capitalistico, ma incontra e legittima i movimenti che, in tutto il mondo, portano avanti con dure lotte di masse obiettivi di trasformazione sociale e di affermazione dei diritti individuali e collettivi.

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Il discorso tenuto da Francisco in questa occasione è denso di contenuti e stimoli. I movimenti, ha detto Francisco, non si accontentano di promesse e non aspettano gli aiuti a braccia conserte. I poveri vogliono essere protagonisti del cambiamento. Occorre pensare in termini di comunità e affrontare le cause strutturali della povertà, prima fra tutte il dominio del denaro. Non è il momento delle ideologie, ma quello delle idee. Eppure se parlo di cose concrete, come terra, casa, lavoro, mi danno del “comunista”. Terra per contrastare la fame, terra da dedicare alla produzione agricola, contro l’ignobile speculazione finanziaria sui prodotti alimentari e per la riforma agraria. Una casa per ogni famiglia, ma anche un nuovo diritto alla città per tutti. Un diritto all’abitare che includa non solo un tetto e quattro mura ma anche servizi sociali e infrastrutture adeguate. Diritto al lavoro: disoccupazione giovanile e eliminazione dei diritti dei lavoratori sono la conseguenza di un sistema economico che pone il profitto al di sopra di tutto e considera l’essere umano alla stregua di una merce consumabile come altre.

 

Mettendo il denaro al centro di tutto si finisce per considerare le persone come rifiuti. Un sistema del quale la guerra è divenuta, in zone sempre più ampie, elemento strutturale e irrinunciabile. Un sistema da combattere con coraggio e intelligenza, con tenacia ma senza fanatismo, con passione ma senza violenza, affrontando i conflitti senza esserne catturati e cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un piano superiore di unità, pace e giustizia. I cristiani possono riferirsi al programma rivoluzionario contenuto nei capitoli 6 e 25 di San Matteo e 5 di San Luca. In particolare Matteo 5,3 “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” e Luca 6,20. “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio”. Ma nessuno ha il monopolio della verità ed è fondamentale il dialogo interculturale In conclusione, è impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione protagonista delle grandi maggioranze che eccede i procedimenti logici della democrazia formale.

Parole giuste e da meditare. In gioco è l’avvenire stesso della società. Quella società che, secondo la profetessa degli attuali governanti neoliberali (per primo Matteo Renzi) Margaret Thatcher, non esiste. Noi, come profeta, preferiamo Francesco. Le giuste parole da lui pronunciate vanno ora trasformate in prassi sociali precise. Terra, casa e lavoro esistono e occorre riappropriarsene per dare un significato concreto all’espressione: “dignità umana”. I movimenti sociali di tutto il mondo, dai sem Terra brasiliani ai contadini e indigeni dell’Honduras in lotta contro i golpisti, ai Kurdi che difendono le proprie terre armi alla mano contro i tagliagole islamonazisti dell’Isis, dagli occupanti di case di Roma ai lavoratori ovunque in lotta per i loro diritti e difendere il posto di lavoro, prendano la parola e passino all’azione per salvare l’umanità dalla barbarie di questo sistema disumano.

Papa Francesco ci indica l’obiettivo: i diritti fondamentali a terra, casa e lavoro. Quale la via? Costruire, a partire dalla pratica dell’obiettivo, la forza e l’egemonia delle moltitudini, ridurre in condizioni di impotenza i pochi dominanti e coloro che si ostineranno a esserne in vario modo i servi, autogestire l’economia e la società. Una nuova Internazionale sta nascendo, un’internazionale dei movimenti sociali, e ha nel Vaticano di Francesco un interlocutore importante ed estremamente utile.