Almeno con quelli di prima, tutto era chiaro. Erano delinquenti. Lui, B., si faceva fare dai suoi associati le leggi che gli servivano per non finire in galera: falso in bilancio depenalizzato di fatto, prescrizione abbreviata, processo breve, immunità per il presidente del Consiglio, legittimo impedimento, tutti i tentativi per bloccare le intercettazioni. E noi, i cittadini, protestavamo: sono leggi fatte per non andare in prigione! Ma con quelli di adesso non si capisce niente. Che nella compagnia bivacchino delinquenti non si ha notizia. Ignoranti, arroganti, anche un po’ stupidi sì; ma corrotti o corruttori non sembra ce ne siano. Eppure un progetto destabilizzante e antidemocratico ce l’hanno di sicuro.   

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Siccome, l’ho già detto, sono anche stupidi, lo dicono a chiare lettere (da non confondere con la casa editrice Chiarelettere, socio de Il Fatto Quotidiano spa). Relazione del ministro Orlando al ddl contenente, tra l’altro, modifiche alla disciplina della responsabilità civile dei magistrati: “Il governo intende intervenire sul delicato tema della responsabilità civile dei magistrati, destinato a riemergere nelle fasi, come quella attuale, in cui si avverte l’esigenza di un riequilibrio delle posizioni politico-istituzionali coinvolte e del superamento definitivo di un conflitto ancora in corso.” Traduzione: le modifiche alla legge 117/1988, che regola la responsabilità civile dei magistrati, non servono a meglio garantire i cittadini vittime di errori dei giudici, ma a “riequilibrare” il rapporto tra la politica e la magistratura. Ulteriore traduzione: “C’è un conflitto ancora in corso” cagionato (evidentemente) dal fatto che i giudici pretendono di applicare il codice penale al malaffare politico e quindi di fare indagini e processi e infliggere condanne (o assolvere se del caso), proprio come si fa per ogni altro cittadino. Traduzione finale: serve un “superamento definitivo”; non ci basta un sistema che impedisce di fatto che qualcuno (e dunque anche i politici) finisca in prigione (leggi svuota-carceri, ordinamento penitenziario infarcito di benefici, permessi e riduzioni di pena, prescrizione abbreviata). Noi vogliamo proprio che i politici non siano processati; e, se i giudici insistono a provarci, la nuova legge gli insegnerà a pensarci due volte prima di farlo.   

Un sintomo importante di questo nuovo corso, più sfacciato ed esibito del precedente, è l’incredibile comunicato del ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Boschi, emesso il giorno stesso della sofferta deposizione del Presidente Napolitano. “Ancora una volta, oggi, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dimostrato il suo profondo rispetto per le istituzioni repubblicane e l’alto senso dello Stato. Al Presidente della Repubblica va tutta la nostra gratitudine per la dedizione e la fedeltà alla Costituzione”. Cioè: Napolitano è citato come testimone, ha l’obbligo di testimoniare (l’unica peculiarità legata alla sua carica consiste nel fatto che i giudici devono andare da lui e non lui dai giudici), fa una melina micidiale prima che sia possibile finalmente sentirlo, sembra che non menta e non sia reticente (ci mancherebbe altro); e Maria Elena scioglie un peana perché il primo cittadino italiano ha rispettato la legge.

Come dicevo, casi di delinquenza manifesta (alla B&C) non sono emersi. Ma allora perché lo fanno?

Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2014