Si ricomincia da zero. Anzi da 22, i punti con cui Roma e Juventus si ritrovano appaiate in vetta dopo nove giornate: i bianconeri si fermano a Marassi, come i giallorossi sabato scorso contro la Sampdoria, ma stavolta perdono addirittura per mano del Genoa (leggi). E i giallorossi li riagganciano in cima alla classifica, ripristinando la situazione di totale equilibrio precedente al big match di Torino. Per Allegri è la prima sconfitta in campionato; come pure per la Sampdoria a San Siro, superata 1-0 in extremis da un rigore di Icardi. L’Inter di Mazzarri, anche ieri fischiata dal suo pubblico prima della vittoria, è l’unica a conquistare tre punti fra le pretendenti all’Europa, visto che il Milan pareggia in Sardegna contro l’ottimo Cagliari di Zeman, l’Udinese perde a Firenze affondata dal giovane Babacar e il Napoli impatta a Bergamo, con Higuain che spreca un penalty al novantesimo. Così la Champions League è sempre più un sogno alla portata di tutti. In coda, precipitano l’Empoli (battuto nell’anticipo dal Sassuolo) e il Chievo Verona, sconfitto nello spareggio salvezza a Palermo. Senza fine il tunnel del Parma, che ormai sa solo perdere anche quando non demerita come a Torino.

IL BUONO – Perin, Antonini e Mattia Destro
Se Juventus e Roma sono di nuovo a pari punti il merito è di Luca Antonini, eroe a Marassi dopo esserlo nelle scorse settimane fuori dal campo: prima angelo del fango per aiutare gli alluvionati, poi match-winner della supersfida contro la Juventus. Il terzino milanese, che a Genova ha trovato una seconda casa, ha regalato una doppia gioia ai suoi tifosi. Ma il vero protagonista della partita è stato Mattia Perin, predestinato che sta ufficialmente diventando campione. Le immagini delle sue prodezze circolavano già cinque anni fa, quando a 16 anni faceva il fenomeno in primavera. Adesso quegli stessi miracoli li sta ripetendo fra i grandi: Morata, fermato quando stava già gridando al gol, ne sa qualcosa. Con lui la storica scuola italiana dei portieri è in ottime mani. La Roma, invece, dovrebbe ringraziare di più Mattia Destro, bomber prolifico come ce ne sono pochi in Serie A. Anche ieri è stato lui a sbloccare il match contro il Cesena, nelle ultime 27 partite ha messo a segno 16 gol. Eppure nella Capitale continuano a discuterlo: la tifoseria non lo ama troppo, la società voleva venderlo in estate, l’allenatore lo vede solo come riserva di lusso. Dopo qualche bizza, lui non fa più una grinza. Non alza la voce, non dice una parola: accetta la panchina e quando gioca continua a fare gol. Garcia, forse, dovrebbe pensarci due volte prima di lasciarlo fuori.

IL BRUTTO – Palacio ancora irriconoscibile
L’Inter vince al 90’, inanella il secondo successo di fila e Mazzarri respira. Ma non certo grazie a Rodrigo Palacio, che prima del rigore di Icardi era riuscito a sbagliare tutto il possibile. Cosa sia successo all’argentino negli ultimi mesi è davvero un mistero: la scorsa stagione era uno dei migliori attaccanti del campionato, ora è l’ombra di se stesso. In mezzo c’è stato un Mondiale perso in finale da protagonista negativo (quella occasione sbagliata a tu per tu con Neuer grida ancora vendetta), ma non basta a spiegare l’involuzione dell’attaccante, che adesso in campo non segna e non sorride neanche più. Un problema in più da risolvere per Mazzarri e questa Inter, che vince ma certo non convince nessuno: anche ieri i nerazzurri (ed in particolare il loro allenatore) sono stati a lungo fischiati dal loro pubblico. Di positivo c’è solo che segnando appena due gol su rigore, l’Inter ha totalizzato sei punti in due partite, e si ritrova a un punto dalla Champions League. Si può solo migliorare, insomma, visto che non è possibile giocare peggio. O forse no…

IL CATTIVO – Lotito vuole far uscire il calcio dal Coni
Claudio Lotito non perde occasione per far discutere. Da qualche tempo la Figc è un po’ il suo regno: c’era da aspettarselo che non avrebbe gradito il taglio di 25 milioni di euro deciso dallo storico consiglio nazionale del Coni di martedì (leggi). E infatti ieri ha fatto sentire la sua voce: un tackle durissimo nei confronti del Comitato olimpico. “Se in un sistema una componente viene messa nella condizione di non riuscire a sopravvivere, non è questione di valutare una possibile uscita dal Coni, ma di fatto si viene estromessi”. Non siamo noi ad andarcene, siete voi che ci cacciate: questo il messaggio lanciato da Lotito. Questione d’interpretazione. Ma comunque la si pensi, anche soltanto ipotizzare una fuoriuscita della Figc dal Coni è molto grave, sarebbe un danno irreparabile per tutto lo sport italiano. Martedì il presidente Carlo Tavecchio era stato prudente nel dosare i toni per non esasperare lo scontro, parlando però della presenza di “falchi e colombe all’interno della Federazione”. Ecco, diciamo che Lotito non assomiglia proprio a una colomba.

LA FOTOGALLERY – 10 partite, 10 scatti

IL SONDAGGIO – Fa bene Lotito a volere la Figc fuori dal Coni?

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