E’ stato un incidente senza precedenti, lo scoppio della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico del 2010. E l’enormità del disastro ha fatto sì che fosse difficile fornire stime, tempi, casistiche. I numeri tuttora variano ma le cifre ufficiali parlano di 5 milioni di barili di petrolio finiti in mare  in tre mesi – circa 800 milioni di litriUna delle domande ancora senza risposta è: che fine ha fatto quel petrolio fuoriuscito dalle viscere della terra?

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Dopo 4 anni e mezzo è stato pubblicato su Pnas un articolo dedicato al tema e secondo il quale circa 10 milioni di galloni di petrolio –  40 milioni di litri – sono ancora lì, coagulati nel fondo del Golfo del Messico, indisturbati. Lo studio è stato condotto da David Valentine della University di California at Santa Barbara. L’articolo è qui.

Valentine ed i suoi colleghi hanno usato i dati di più di 3000 campioni di petrolio raccolti in circa 530 siti su un arco di 12 spedizioni, e sono giunti alla conclusione che l’area coperta di petrolio è di circa 3200 chilometri quadrati. Si è usato principalmente l’hopane, un idrocarburo residuo delle trivellazioni che in mare non subisce ulteriori reazioni. Si è trovato che la maggior parte di questo hopane è concentrato in un raggio di 25 miglia attorno al pozzo esploso. E dunque, l’origine del petrolio non può che essere proprio il pozzo Deepwater Horizon della BP. Secondo Valentine e colleghi, questo petrolio ha galleggiato a lungo nel mare sottoforma di goccioline disperse, scaraventate dall’esplosione nei mari di Louisiana, prima di stabilizzarsi nei fondali dove si trova adesso.

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Ovviamente la BP non è d’accordo e dice che: “Gli autori non hanno identificato le origini del petrolio che hanno portato a forti sovrastime dei residui del petrolio di Macondo sul fondale marino e dell’area geografica in cui il petrolio giace. Invece di usare traccianti rigorosi chimici, gli autori usano un unico componente che si trova in tutte le perdite naturali nel golfo del Messico, portando a risultati falsi.”

Come dire, potrebbe essere che 3200 chilometri quadrati di petrolio,proprio attorno ad un pozzo esploso,  potrebbero essere li per caso o per “fenomeni naturali”. Valentine e colleghi dal canto loro dicono che probabilmente l’area dove giace il petrolio è ancora più grande di quella che hanno identificato.

Ma tanto è tutto sottoterra, per cui è tutto a posto, eh?

Intanto, l’altro giorno è scoppiato un altro pozzo in Azerbaijan con tre morti ed un disperso, ma nessuno ne ha parlato – Qui le immagini