Sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, come su ogni altro argomento, non siamo naturalmente obbligati a pensarla allo stesso modo, perciò è del tutto naturale, discutendone, che ci si divida tra i due partiti di chi è favorevole, o quantomeno non è contrario, e chi invece non ne vuol nemmeno sentir parlare, considerandolo qualcosa di innaturale.

Avrete notato, in questo mio incipit, un discutibile abuso di aggettivi e avverbi derivati dal sostantivo natura, che spero mi perdonerete quando, tra un istante, cercherò di spiegarvene le motivazioni. Un abuso che io, invece, non riesco proprio a perdonare all’autrice di un articolo, apparso qualche giorno fa su huffingtonpost.it, dal titolo “Figli per gli omosessuali: è la natura a dire no”.

In questo articolo l’autrice – dopo aver dichiarato di essere annoiata dall’argomento omosessualità e non prima di aver chiarito, citando l’eminentissimo giudizio del suo veterinario (sic), che l’omosessualità è contronatura perché i mammiferi sono eterosessuali – prova a liquidare la questione del matrimonio gay e del conseguente diritto ad allevare e/o adottare figli con questa semplice ma inoppugnabile constatazione: non è naturale. La natura non consente a due uomini o due donne di procreare in seguito al rispettivo congiungimento, pertanto, molto bravamente (attenzione, non è un refuso) questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai. Non perché siamo retrogradi, intolleranti o cattivi, ma perché è la natura stessa a dire no.matrimoni gay

Sfortunatamente, però, la natura dice di no a un sacco di altre cose, tipo la sopravvivenza degli emofiliaci, dei cardiopatici e di tante altre persone afflitte da particolari patologie o condizioni. La natura dice anche che pesce grande mangia pesce piccolo e che a procedere debba essere il più forte, mentre chi è debole è destinato, presto o tardi, a uscire di scena. È la natura che impone a molti animali-mamma di abbandonare o non nutrire il cucciolo meno forte o prepotente. È sempre la natura, sotto forma di istinto, che guida il nuovo scimpanzè maschio dominante (con cui condividiamo il 98% del nostro naturalissimo DNA) a uccidere tutti i figli maschi del suo predecessore.

In effetti, se vai a vedere bene, la natura è molto poco cristiana. Non è certo la natura (per come viene intesa dall’autrice) che, dopo aver ricevuto uno schiaffo su una guancia, potrà spingerci a porgere anche l’altra. E su questo non credo di dover aggiungere altro.

Sull’altra questione invece sì. Affermare che l’omosessualità è scientificamente contronatura significa non avere la più pallida idea di cosa sia la scienza. Che altro non è se non un metodo di osservazione empirico focalizzato sull’osservazione delle cose per come si presentano (scienziati e filosofi preferiscono sostituire questa perifrasi con il termine fenomeni). Se uno scienziato osserva che in una data popolazione umana o animale (faccio la distinzione ad uso e consumo dei meno smaliziati) si riscontra un comportamento omosessuale spontaneo sarà portato ad affermare che il comportamento omosessuale, in quella popolazione, esiste ed è naturale. A dispetto del parere di qualsiasi veterinario, infatti, l’omosessualità è un comportamento presente, in modo libero e spontaneo, in tantissime specie animali. Alcuni studiosi ipotizzano che, evolutivamente, svolga una funzione sociale, altri demografica. Quel che è certo è che, per dirla con Goya, il sonno della ragione genera mostri. Che dite, la svegliamo?