Armare i curdi ha rappresentato il rafforzamento di un esercito pro occidentale, una sorta di armata a cui hanno aderito Francia, Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Usa, e anche l’Italia. La Germania ha fornito aiuti militari ai curdi per un valore complessivo totale di 70 milioni di euro, il Regno Unito attraverso una nota scritta al Parlamento dal segretario della Difesa inglese, Michael Fallon, ha inviato armamenti per un valore di circa 1,6 milioni di sterline mentre gli aiuti della  Repubblica Ceca si attestano sui 2 milioni di dollari. Cifra diversa quella spesa dall’Italia il cui invio di armiha un valore di 1,9 milioni di euro. Per non parlare dei 500 milioni di dollari inviati dagli americani. L’invio di armi ai curdi per combattere la guerra contro Isis rappresenta in gergo tecnico una guerra per delega, una “proxy war” cioè uno scontro delegato a terzi che combattono per nostro conto.

AntiWar-Protest

Oggigiorno per ricercare consenso sociale Al Baghdadi si sta adoperando, sia in Siria che in Iraq, per fornire alla popolazione beni di prima necessità, dimostrando delle pur minime capacità di state-building. Il problema è che se mai l’Isis dovesse aver durata anche per volere degli americani, l’obiettivo sarebbe la costituzione di uno Stato monco, landlocked, ossia racchiuso e confinante con territori ostili e dipendente da risorse esterne. Per ora lo scenario resta quello di una proxy war.

Tutto ciò si era già verificato in precedenza in altri conflitti fino ad arrivare all’attuale situazione in Afghanistan ma soprattutto in Siria. Infatti la guerra per procura più attiva è in Siria, dove una serie di potenze regionali e globali mira a plasmare il futuro del Paese. Alcuni attori sono principalmente armati altri invece sono di natura principalmente politica; alcuni sono disciplinati e altri sembrano determinati a seminare il terrore.

Una delle ragioni più probabili della recente intensificazione delle attività militari e terroriste dei gruppi cosiddetti “jahidisti” è il crescente nervosismo di Riyadh nei confronti dell’Iran. Agli occhi dei sauditi, Teheran è diventata più pericolosa per diverse ragioni che non hanno solo a che vedere con il nucleare ma soprattutto per la continuità territoriale dell’arco sciita dal Libano al Pakistan, una vera e propria nuova rivoluzione sciita che si è servita di Nasrallah in Libano, Assad in Siria, uomo di fede alawita, e infine di Al Maliki in Iraq.

In questo nuovo Medio Oriente gli Stati Uniti si ritrovano a incorrere in una vera e propria schizofrenia. Da un lato pretendono di ergere a unico rappresentante di legittimità politica il modello di Stato occidentale contemporaneo laico mentre dall’altro ricavano dalla propria esperienza con la politica mediorientale delle categorie interpretative valide per l’intero sistema: dalla guerra preventiva vedi l’Iraq di Saddam allo Stato fallito, vedi il Libano, fino allo Stato canaglia vedi Siria o Iran. Gli Stati Uniti dovrebbero muoversi nei confronti degli stati mediorientali con una maggiore attenzione ai comportamenti “le policies” e con una minore ossessione per gli atteggiamenti ovvero quei princìpi di legittimazione del potere politico e le forme organizzative che assumono.