Un miliardo di euro per realizzare la riforma della scuola e in particolare il piano straordinario di assunzione dei precari. Ma anche una lunga lista di tagli, che dovrebbero ammontare in totale a circa 650 milioni di euro e che mettono in allarme i sindacati. Dalle bozze della legge di Stabilità arrivano notizie in chiaroscuro per la scuola italiana. E dietro l’angolo ci sono ulteriori novità che complicano il quadro e rendono difficile, per ora, fare un bilancio preciso. Mercoledì sera, al termine della presentazione della manovra da parte di Matteo Renzi, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha parlato di “promessa mantenuta” e di “svolta storica”: “Finalmente si torna a parlare di stanziamenti importanti, di risorse fresche, per un settore cruciale per il futuro del Paese”, ha spiegato. E in effetti nel testo varato dal Consiglio dei ministri, che dovrebbe arrivare in Parlamento all’inizio della prossima settimana, tra le “misure per la crescita” c’è anche la dotazione di un miliardo di euro (500 milioni in termini di indebitamento netto) per l’anno 2015, che dovrebbero diventare 3 a partire dal 2016. Si tratta dell’importo che il governo aveva stimato necessario per l’infornata di 150mila docenti annunciata a inizio settembre.

Le prime riserve, però, riguardano già questo punto: risorse ulteriori non ce ne sono. Il miliardo, dunque, dovrà servire a coprire l’intera realizzazione del piano “La Buona scuola”, non solo la stabilizzazione dei precari. Che però resta la “priorità” dell’esecutivo, insieme al potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro. Una conferma, dunque, che tutte le altre misure (a partire dalla “rivoluzione” meritocratica della carriera degli insegnanti) dovranno avvenire a costo zero. Il rischio è che la riforma possa ridursi solo alle assunzioni, per mancanza di fondi. Poi ci sono i dubbi che riguardano i tagli. Il ministero insiste sul miliardo di investimenti stanziati. Ma la Stabilità prevede anche 15 miliardi di spending review, di cui 650 milioni circa dovrebbero arrivare dal Miur. Anche così si spiega la decisione di tornare alle commissioni interne per gli esami di maturità e di eliminare ogni compenso per i membri interni (a cui fino a ieri spettava un “gettone” di circa 400 euro). Solo i presidenti verranno retribuiti, per una spesa complessiva massima di 27,7 milioni l’anno, e questo garantirà un risparmio di 140 milioni.

Non è tutto: le bozze del ddl stabiliscono anche una riduzione di 2mila unità per il personale Ata (50,7 milioni di euro risparmiati) e una forte stretta sulle supplenze brevi. E infatti, nonostante le risorse per la stabilizzazione dei precari, il giudizio dei sindacati di categoria resta negativo: “Ad ogni risorsa sottratta corrisponderà una prestazione eliminata o peggiorata”, spiega Domenico Pantaleo, numero uno della Flc Cgil. “Se queste misure saranno confermate sarà ancora più palese l’incoerenza del governo Renzi: tagli lineari e finanziamenti di alcune voci senza stanziare risorse fresche, ma con il solito gioco delle partite di giro”.

Il quadro è completato dal blocco del contratto, prorogato per i dipendenti del pubblico impiego fino al dicembre 2015. Per gli insegnanti potrebbe anche esserci una deroga, ma solo al fine di avviare la riforma delle carriere. E questa è un’altra incognita: perché senza entrare nel merito del provvedimento (ancora tutto da approfondire), sicuramente l’addio ai gradoni di anzianità comporterà un periodo di transizione di tre anni, con un blocco totale degli scatti fino al 2018. Altra fonte di economia importante per le casse dello Stato. Al netto della spending review e dei risparmi previsti direttamente o indirettamente dalla manovra e dalla riforma, per la scuola italiana il saldo potrebbe essere di gran lunga inferiore al miliardo annunciato dal governo.

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