Matteo Salvini è indubbiamente politico abile e intelligente. Ha capito che, per effetto della crisi e della lamentevole assenza della sinistra, si aprono nel nostro Paese spazi enormi per chi intende rappresentare i ceti popolari in un’ottica di difesa degli indigeni contro gli immigrati. L’esempio della Francia del resto, con l’affermazione dell’altrettanto intelligente Marine Le Pen, sta lì a dimostrarlo. Questa destra di tipo nuovo, ma fino a un certo punto, come vedremo, vuole sostituire alla lotta di classe contro il capitale la lotta etnica e magari anche religiosa all’interno del popolo. Popolo di cui milioni di immigrati in Italia fanno parte oramai nella loro gran parte.

Perché progettare difficili e rischiose azioni e iniziative volte ad esempio ad istituire imposte di tipo patrimoniale o a difendere il lavoro? Perché chiedere interventi pubblici per la difesa del territorio e su molti altri temi che consentano a giovani e meno giovani di avere un lavoro? Abbiamo un obiettivo facile e a portata di mano: l’immigrato che ruba il lavoro, ha la pelle spesso di un colore differente, mentalità a volte incomprensibili e costumi a volte un po’ fastidiosi. E il gioco è fatto. Battendo la grancassa del no all’immigrazione si può fare il pieno di voti. Tanto più se, come probabile, l’effimero consenso nei confronti di Renzi si dissolverà presto come neve al sole di fronte agli inevitabili fallimenti del suo governo.

Si tratta ovviamente di un falso obiettivo, una delle tante armi di distrazione di massa messe in campo per evitare che il popolo prenda coscienza dei problemi reali e della necessità di darsi obiettivi di effettiva trasformazione sociale. I precedenti storici del resto non mancano. Additare un capro espiatorio contro cui rivolgere la rabbia delle masse è da sempre lo sport preferito della destra estrema. I nazisti il giochetto lo fecero con gli ebrei, accusati, ingiustamente, di essere usurai e rappresentanti del capitale. Intanto, il vero capitale se la rideva e pagava sottobanco le squadracce naziste.

Mutatis mutandis, oggi la destra, di cui Salvini si propone come leader, attua un giochetto analogo. L’Italia è già, e lo sarà in misura crescente, una società multiculturale. La vera scommessa consiste nel trasformare il confronto tra le culture, delle quali quella indigena italiana costituisce ovviamente la principale, se non altro per motivi di ordine quantitativo, nel crogiolo di una nuova identità. Neanche questa è una novità, la nazione italiana si è forgiata nel corso dei secoli e dei millenni grazie all’apporto delle etnie più diverse. E tale processo di formazione è destinato a continuare.

Pensare di isolare un Paese tagliandolo fuori dai flussi umani costituisce un obiettivo illusorio e fuorviante. Beninteso l’immigrazione va disciplinata e anzi prevenuta, consentendo agli immigrati di poter avere una vita degna nel loro Paese di origine. Ma ciò richiede il ribaltamento completo dei modelli di “sviluppo” attualmente dominanti, che hanno trasformato gran parte del Terzo Mondo in un campo di battaglia fra le multinazionali per lo sfruttamento delle risorse locali, dando origine a guerre, devastazioni ambientali e crescente miseria. Finché ciò non avverrà, è bene capirlo, la fuga dei richiedenti asilo e la migrazione degli affamati sono destinate a continuare.

Gli immigrati che giungono in Italia hanno diritto a un’esistenza legale e a diritti uguali a quelli dei cittadini italiani. Coloro che in Italia sono nati o vi hanno svolto il proprio percorso formativo o vi hanno a lungo risieduto, hanno diritto alla cittadinanza. L’emersione degli immigrati dalla clandestinità costituisce del resto un interesse preciso anche per gli Italiani, perché una società dove vi sono molti clandestini è inevitabilmente una società con un tasso di legalità molto basso, che consente il prosperare delle mafie e la continua commissione di ingiustizie. L’unico modo per evitare che l’afflusso di lavoratori migranti si traduca, come sta avvenendo, in un peggioramento delle condizioni di lavoro per tutti, è l’organizzazione di lotte comuni fra i lavoratori, a prescindere dalla loro origine. L’operazione Mare Nostrum, boicottata dalla sorda ed avida Unione europea, deve continuare, perché ha consentito di salvare migliaia di persone dalla morte per annegamento, dando un ruolo importante e rispettabile alla Marina militare, attiva non solo nella difesa dei confini marittimi, ma anche nella tutela della vita umana, come è giusto che sia. Nell’adempimento di precisi obblighi non solo morali ma anche giuridici, derivanti dalle norme internazionali in materia di diritto di asilo e da quelle sull’obbligo del soccorso a chi si trova in mare e rischia di perire.

Questi sono i nodi reali da affrontare. Il resto lasciamolo a chi, come Salvini con il suo codazzo di neofascisti, intende lucrare, su questi problemi gravi e strategici, solo un facile consenso elettorale, basato in ultima analisi solo su di una demagogia che non si può che definire come razzista in quanto rifiuta l’uguaglianza fra gli esseri umani e il dialogo interculturale.