Avevano fatto mostra di scomparire.  Per un lungo tempo sembravano vinte. Sepolte come inutili ricordi. Sconfitte una volta per tutte. Censurate dalla storia ufficiale. Ostaggio della globalizzazione delle frontiere. Gestite dai sistemi di controllo. Oggetto di studio nei processi sociali. Prodotto scartato di culture estinte. Affogate nei sedativi di ultima generazione. Retaggio di passate superstizioni. Tenute a distanza dalla vita pubblica. Incerte sul da farsi. Le paure in realtà non si erano mai allontanate. Compagne fedeli di ogni nuova generazione. Paure antiche e ancora attuali. Paure di scarto e paure originali. Paure di una volta e paure inventate. Paure intraprendenti e paure timide. Paure da contagio e paure messe in quarantena. Paure del giorno e paure del buio. Paure da incertezza e paure raccomandabili. Paure aggiornate e paure imprestate. Paure precarie e paure contrattuali. Paure da carenza e paure da eccesso. Paure Migranti e paure da esportazione.

Nel Niger si muore di altro. Di malaria e di diarrea. Di fame e di febbre. Di calore e di parto. Di malattie guaribili altrove. Di cose impreviste fino al giorno prima. Per mancanza di medici e di infermieri. Per le medicine troppo care. Per le inondazioni e le carestie. Per sete nel deserto. Per corruzione della classe politica. Per l’assenza di strade nella stagione delle pioggie. Per l’ambulanza senza benzina. Di Ebola no. Ebola è ancora lontana. A qualche stato di distanza. Nel frattempo si fanno i seminari di validazione e le strategie per combatterla. L’’Organizzazione Mondiale della Sanità  ha la sede centrale nel boulevard Mali Bero. L’accesso è difeso dai consueti bidoni colorati. Ebola poi rischia comunque di arrivare. E quando verrà ci si laverà le mani più spesso. Si manterranno le distanze di sicurezza anche nei taxi. Per l’occasione funzioneranno persino i semafori. Di Ebola no. Il Niger è libero da Ebola. Qui nessuno ha paura di Ebola.

Loro non hanno paura. Migrano e basta. Che ci sia il deserto di mezzo e un braccio di mare non dice nulla. Sanno che per alcuni migliaia di loro finisce male. Non cambia nulla. Si parte e si viaggia e si va. La paura c’era una volta. Alla partenza e poi l’hanno lasciata per strada alla dogana. I poliziotti ti rubano tutto il rubabile. La vita è fatta così. Dipende da che parte ci si trova. Ognuno a suo modo ha ragione da vendere sul mercato. Se avessero paura non partirebbero mai. E vanno avanti fin che possono finché tornano. Adesso in Liberia e in Sierra leone c’è l’Ebola. Li hanno informati che buona parte della famiglia non è più. Perché tornare ancora. Tanto vale tentare ancora di andare altrove. Riaprono le frontiere. I voli delle compagnie di bandiera occidentali misurano la febbre da paura. L’Occidente ha sempre avuto paura. Proprio come il resto del mondo. Gli altri almeno lo ammettono e danno la colpa agli spiriti del male. In Occidente sono invece i migranti a fare paura.

Fa paura la vecchiaia e la malattia. Le epidemie e i contratti senza futuro. I matrimoni senza garanzie di sentimenti. Le auto poco sicure. I vicoli scarsamente illuninati.Le tempeste d’acqua. I bollettini metereologici. L’avanzata degli integrismi. Il ritorno degli dei. Gli assembramenti senza motivo. Le marce senza direzione. Gli infortuni senza assicurazioni. I figli senza garanzie. Le avventure senza lieto fine. Le autostrade senza pedaggio. Gli itinerari senza guida. Le giornate senza sole. Le mattinate senza programmi. Le navigazioni senza rotta. Le spiagge senza venditori. Le stazioni senza binari. Le navi senza vele. Fanno paura i cancelli senza citofono. I cani senza guinzaglio. I controllori senza tessera. I bambini non accompagnati. La vita non annunciata. La norma non rispettata. La tranquillità disturbata. L’innocenza perduta. I quartieri senza polizia. I ristoranti senza luci. I passaggi a livello incustoditi. Gli ascensori non tarati. I gatti neri sulla strada..

Non era mai partita. La paura si era limitata a osservare. Si era truccata da certezza. Si era inventata un altro nome. Per anni ha lasciato fare. Previsioni e sofisticati calcoli di probabilità l’avevano sostitutita. Una vita senza fine e pezzi di ricambio. La giovinezza che si allunga senza sapere dove. La paura era tornata. Cliniche, aeroporti e guerre preventive. Sistemi di isolamento e muri di cinta. Cordoni sanitari e amori asettici. La paura sorride e scende alla stazione successiva.

Niamey, ottobre ’14