Ci eravamo sbagliati. Non è vero che l’Italia, nell’ultimo spicchio del 2013, è uscita dalla recessione per poi ripiombarci dentro all’inizio del 2014. I dati sul pil ricalcolati dall’Istat sulla base del nuovo sistema di contabilità pubblica Esa 2010 mostrano che è stata solo un’illusione: in realtà il Paese registra una crescita negativa senza soluzione di continuità dal 2011. Nel quarto trimestre dello scorso anno, infatti, il prodotto non è salito dello 0,1%, come risultava con il vecchio metodo, ma è sceso di altrettanto. A poco vale il fatto che per il primo trimestre del 2014 la revisione sia invece al rialzo, da -0,1% a crescita zero. Il -0,2% del secondo trimestre, invariato, lascia il totale annuo a quota -0,2% (contro il 0,3% precedente). Il verdetto, dunque, è chiaro: è da tre anni che l’Italia non riesce a prendere una boccata di ossigeno. Per di più peggiora anche la variazione tendenziale del pil nel secondo trimestre 2014: -0,3% contro il -0,2 calcolato con il vecchio sistema. In termini assoluti, tra aprile e giugno l’Italia ha generato beni e servizi per un valore di 385,7 miliardi, il più basso dal primo trimestre del 2000.

Dai dati ricalcolati emerge anche che nel primo semestre 2014 il rapporto tra deficit e pil, che come è noto secondo il governo non supererà a fine anno il tetto del 3% imposto da Bruxelles, ha toccato il 3,8 per cento. Cala però la pressione fiscale, che dal 41,2% passa al 40,7%. 

Nel secondo trimestre le uscite totali sono aumentate dello 0,5% su base annua e la loro incidenza sul Pil è salita di 0,4 punti, al 49,3%. Le uscite correnti registrano un aumento dello 0,4%, con riduzioni dei redditi da lavoro dipendente (-1,0%), a fronte di aumenti delle prestazioni sociali in denaro (+2,2%) e degli interessi passivi (+0,9%). Le uscite in conto capitale sono salite dell’1,6% ma gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 12,8%. Quanto alla pressione fiscale, in calo nei primi sei mesi, si registra un aumento di 0,1 punti guardando solo al secondo trimestre, con la pressione al 43,2%.