C’è un finanziatore occulto del calciomercato europeo. E vale l’8.2 per cento dei soldi mossi nel corso dell’ultima sessione estiva dalle Big-5, i cinque campionati più importanti d’Europa. Qualcosa come 193 milioni di euro prestati ai club per far fronte agli acquisti per rinforzare le squadre ma anche, in alcuni frangenti, dei veri e propri anticipi di cassa per chi si trova in difficoltà economiche, in un momento in cui l’Uefa continua a battere il chiodo del fair play finanziario. E’ quanto ha ricostruito un’inchiesta di Bloomberg. Alle spalle di tutto ci sarebbe la Vibrac Corp., un fondo con sede a Tortola nelle Isole Vergini Britanniche. E già in passato aveva fatto discutere. Perché la Vibrac ha elargito veri e propri anticipi di cassa nel giro di pochi giorni, da restituire a un tasso annuale che varia dal 6,5 al 10 per cento. E i club che si sono rivolti alla compagnia hanno dato in pegno i ricchi introiti dei diritti tv delle stagioni successive, assumendosi un rischio non indifferente, perché in caso di retrocessione la garanzia offerta sarebbe venuta meno.

La Vibrac avrebbe finanziato l’Everton dal 2011 al 2013, nello stesso anno identica operazione è stata portata avanti con il Fulham per un totale di 16 milioni di sterline. Nel 2012 era stato il turno del Southampton e un anno più tardi è toccato al West Ham e al Reading, che avrebbe ricevuto 11.7 milioni di euro. Un’operazione che – secondo quanto ricostruito da Bloomberg – sarebbe stata portata avanti negli scorsi anni anche da un’altra società offshore, la Mousehole Ltd., ora inattiva. Il fondo sarebbe stato controllato dallo stesso investitore della Vibrac e avrebbe ‘aiutato’ Atletico Madrid, Getafe, Deportivo La Coruna e i tedeschi dell’Herta Berlino. Poi il botto, quest’estate.

In una sessione di calciomercato che ha mosso qualcosa come 2.4 miliardi di euro, circa 200 sarebbero stati elargiti dalla Vibrac a squadre inglesi, spagnole e tedesche. Quasi il doppio di quanto investito dal tanto discusso fondo d’investimento maltese Doyen Sports, attivo da anni nelle discusse third party ownership, ovvero la possibilità che un fondo d’investimento o un singolo agente posseggano una parte del cartellino di un giocatore con il fine di ottenere una plusvalenza su un successivo trasferimento. Un modus operandi aspramente criticato dal presidente della Fifa Michel Platini perché agenti ed eminenze grigie potrebbero finire per influenzare e interferire nei rapporti tra atleti e club. E un’apertura all’abolizione delle TPO è recentemente arrivata anche da Sepp Blatter, in cerca di appoggi e consensi in vista delle elezioni del prossimo presidente Fifa alle quali si è candidato per la quinta volta.

“Le regole dell’Uefa non sono efficaci come vorrebbero. E i club medio-piccoli prendono grossi rischi per provare a competere con i più grandi”, ha spiegato a Bloomberg Raffaele Poli, fondatore dell’Osservatorio del calcio presso il CIES di Neuchatel che ha all’attivo numerose analisi sul mercato dei calciatori commissionate da Fifa e Uefa. Così dopo la grande fuga delle banche in seguito alla crisi finanziaria del 2007, il mondo del pallone guarda alle Isole Vergini dove anonimi investitori avrebbero già aperto il loro ricco portafogli. Pretendendo indietro fino all’ultimo centesimo. Altrimenti, come accaduto quest’estate al Reading, che doveva restituire 1.5 milioni di sterline d’interessi, sono pronti a inserirsi anche nelle trattative di cessione del club. A che condizioni non si sa.

Twitter: @AndreaTundo1