Arrivano i taxi elettrici a Roma: la cooperativa 35.70 della Capitale si guadagna il primato di prima compagnia di radiotaxi italiana ad avere regolarmente in servizio dei veicoli “zero emissioni allo scarico”. L’iniziativa, però, parte molto “dolcemente”, in via quasi sperimentale: sono solo due i veicoli elettrici a disposizione dei clienti, due Leaf fornite in comodato gratuito per un anno dalla Nissan, partner dell’operazione.

Del resto, per quanto i taxi elettrici della Nissan siano già operativi in diverse città del mondo – New York, Zurigo, Amsterdam, San Paolo, Londra, Città del Messico – non si può negare che l’auto a batteria ponga pesanti limiti a chi ha bisogno dell’auto per lavorare: secondo l’Uri, l’Unione dei radiotaxi d’Italia che sostiene l’iniziativa, nell’uso reale la Leaf percorre circa 150 km con una carica, ma Roma è una città complicata a causa di un’orografia complessa, il traffico caotico e uno degli aeroporti più lontani dal centro città. Sull’altro piatto della bilancia, i taxi elettrici hanno però il vantaggio dell’accesso facilitato alle zone a traffico limitato e, soprattutto, dei bassi costi di gestione, che sono stati valutati inferiori del 70% rispetto a un equivalente veicolo diesel.

Il nodo principale da risolvere per la diffusione dei taxi elettrici è l’assenza di un’infrastruttura per la ricarica, come ha fatto notare il presidente dell’Uri Loreno Bittarelli durante la conferenza stampa di presentazione a Roma. “Lancio un appello alle autorità perché sviluppino la rete di ricarica”, ha detto. “Abbiamo dovuto fare tutto da soli, senza un centesimo d’aiuto: da un lato è un punto d’orgoglio, dall’altro è deprimente”. Alla conferenza era presente Giovanna Rossi, della direzione generale per lo Sviluppo sostenibile del ministero dell’Ambiente, che però ha preferito glissare. La Rossi ha ricordato soltanto che il Decreto Sviluppo del 2012 prima, e poi nel 2013 il piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici del ministero dei Trasporti hanno fissato l’obiettivo di 130.000 colonnine di ricarica installate in Italia entro il 2020, salvo poi ammettere che il piano è ancora allo stato embrionale.

Per ovviare al problema della ricarica, la cooperativa 35.70 ha escogitato tre diverse soluzioni. La prima, e la più sostenibile, è quella di ricaricare le due vetture con l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico installato nella sede della società, a Roma. Non a caso i tassisti che guideranno le Leaf sono stati scelti fra quelli che risiedono più vicini. La seconda soluzione è l’installazione di una colonnina di ricarica rapida all’aeroporto di Fiumicino, sempre a carico della Nissan.

E la terza soluzione è sicuramente interessante dal punto di vista tecnologico, ma più adatta a interventi di emergenza che alla normale routine : l’Uri ha realizzato insieme alla Fcs Mobility una stazione di ricarica rapida mobile. In pratica, ha dotato un furgone NV400 fornito dalla Nissan di batterie capaci di immagazzinare fino a 100 kWh di energia, e di recarsi dove i veicoli hanno bisogno di essere ricaricati. Durante la conferenza stampa, l’esperto di mobilità Roberto Maldacea ha mostrato ai giornalisti come la Leaf passasse da uno stato di carica del 38% all’80% in circa mezz’ora di collegamento alla stazione mobile. Funziona, senz’altro, ma per allestire il furgone sono stati investiti ben 200.000 euro.