Sicuramente ne avrete sentito parlare: un’isola, un’asta, un gruppo di cittadini che vuole mantenerla un bene comune. E’ la storia di Poveglia. Quanti di voi sanno com’è andata a finire? A che punto siamo ora? Il 10 di giugno è arrivato il responso del Demanio sul bando pubblico ad offrire per assegnare l’isola di Poveglia. Si tratta di una delle isole della laguna di Venezia, ad un passo dalla bocca di porto di Malamocco, di fronte al Lido.

Come vi ricorderete all’asta parteciparono un imprenditore veneto, Luigi Brugnaro, proprietario dell’agenzia di lavoro interinale Umana Spa, e un gruppo di cittadini, italiani e stranieri, riuniti in associazione, “Poveglia per Tutti“. In qualche mese l’associazione è riuscita a mobilitare più di 4000 persone che hanno contribuito direttamente all’asta che si è svolta il 13 maggio. Quel giorno, riuniti in un bar della Giudecca, a seguire l’asta c’erano cittadini e giornalisti. Alla chiusura dei rilanci l’offerta di Brugnaro si era fermata a 513 mila euro. Molto di più dell’offerta dei cittadini di “Poveglia Per tutti”. Eppure loro erano lì ad esultare, come mi racconta Patrizia, che fa parte dal principio dell’associazione: “Abbiamo esultato e i giornalisti ci hanno guardato straniti dicendo, guardate che avete perso, Brugnaro ha puntato il doppio di quanto avete proposto voi – dice Patrizia e aggiunge – noi esultavamo perché sapevamo che quella cifra non sarebbe bastata al Demanio per cedere l’isola, era troppo poco”. E così è stato. Il Demanio non ha assegnato l’isola, che rimane dunque, per ora, in mani pubbliche.

“Adesso arriva il grosso del lavoro” mi spiegano Patrizia e Giancarlo “Poveglia Per tutti deve rimboccarsi le maniche per restituire alla cittadinanza l’isola”. I progetti non mancano, anzi, i lavori cominceranno a fine mese. 

Poveglia è in realtà composta da tre isole: l’ottagono, un corpo centrale e la parte verde. La parte verde e il corpo centrale sono collegati da un ponte. L’ottagono, la parte più antica, è una fortificazione che controllava l’ingresso delle navi in laguna dal porto di Malamocco. Il corpo centrale dell’isola di Poveglia è quello dove si trovano ancora edifici e costruzioni che raccontano la stratificazione delle funzioni cui nel tempo l’isola è stata destinata. Il progetto di “Poveglia per Tutti” è nato da riunioni e momenti di condivisione aperti alla cittadinanza, da cui si sono creati gruppi di lavoro e quindi idee per il futuro. “Vogliamo cominciare subito col restituire la parte verde dell’isola a tutti coloro che vorranno usufruirne” spiega Patrizia.

“Una parte si trasformerà in orti e un’altra diventerà un giardino”. Giancarlo mi spiega che l’associazione prevede anche di poter mettere mano quasi da subito anche ad alcune delle costruzioni che si trovano sull’isola centrale. Il nucleo originario di “Poveglia per tutti” è composto, principalmente, da abitanti della Giudecca e Giancarlo se lo spiega così “i veneziani si sentono deprivati del loro territorio, hanno perso già troppe isole e questa ha sempre risposto alle esigenze di natura dei cittadini, accogliendo le barche, i barbecue e le famiglie”.  

Le isole della laguna in passato rappresentavano un tutt’uno con Venezia, erano forti militari per il controllo del territorio, luoghi di quarantena, conventi e ospedali. La storia di Poveglia ricalca quella di molte isole lagunari: costruzione difensiva e attracco per le navi che entravano in laguna e dovevano passare per la quarantena, centro abitato e poi lazzaretto per appestati e infetti, fino, in anni più recenti, struttura per anziani gestita dall’unità sanitaria locale. Era pensato come un microcosmo autarchico, per questo motivo una parte dell’isola era dedicata all’agricoltura. Dopo la chiusura del centro sanitario per anziani, negli anni ’70, ancora per qualche tempo le famiglie dei contadini continuarono ad abitarci. Quando la concessione della terra venne ritirata, e il demanio prese il posto dell’Usl, anche gli ultimi abitanti furono costretti ad abbandonare i campi.

Poveglia non è la prima isola che viene ceduta dal demanio. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il luogo del cuore per cui i veneziani, ma non solo, hanno deciso di lottare. Molte isole sono state vendute a stranieri, per costruire hotel di lusso che rispondessero alle esigenze dei turisti. Altre dovevano diventare centri di cura specializzati, altre ancora dovevano ospitare abitazioni. Alcune di queste isole si sono trasformate, sono ormai inaccessibili a coloro che vivono la laguna, altri cantieri sono stati bloccati dalla crisi, i lavori vanno a rilento e dei resort non si vede l’ombra. Nel progetto di Umana, Poveglia doveva diventare una di quei resort di lusso, ma, per ora, è ancora di quelli che vengono con la barca a prendere il sole, dei pescatori che stendono le loro reti ad asciugare sulla riva e dei giovani che vengono a passarci la serata. 

Poveglia-Venezia

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