Ammazzato in un Walmart perché portava un fucile di plastica. E’ la fine di John Crawford III, 22 anni, due figli, freddato in Ohio da un poliziotto chiamato da un cliente che si sentiva “minacciato”. Il grand jury che ha valutato il caso ha deciso di non mettere sotto accusa il poliziotto. “Si è trattato di un concorso di circostanze tragiche”, ha concluso il procuratore, spiegando che l’agente “non ha fatto niente di male”. La diffusione del video che mostra gli ultimi istanti di vita del ragazzo ha però provocato sdegno ed emozione (guarda). Crawford era afro-americano, come Michael Brown e Darrien Hunt, altri due ragazzi neri ammazzati per molto poco, e in circostanze non ancora chiare, nelle ultime settimane.

Sono da poco passate le otto di sera del 5 agosto scorso quando John Crawford entra in un Walmart di Beavercreek, un sobborgo di Dayton, e afferra da uno scaffale un Crosman MK-177 BB, un fucile ad aria compressa da 49 dollari. Il fucile è venduto senza confezione; il ragazzo comincia quindi ad aggirarsi col nuovo acquisto tra le corsie del negozio. Tiene il fucile in una mano, e lo muove: se lo mette in spalla, l’impugna, lo fissa sotto un’ascella. Nell’altra mano Crawford ha un cellulare e parla con la madre dei suoi due figli. In nessun momento le telecamere di Walmart riprendono il ragazzo mentre punta il fucile contro gli altri clienti. Quattro di questi gli passano accanto e non prestano alcuna attenzione al fucile. Si accorge della cosa un impiegato di Walmart, che chiama il manager e gli dice che “non so se l’arma è reale o meno, ma potrebbe causare un certo panico”.

Ma si accorge di Crawford soprattutto un cliente, Ronald Ritchie, che alle 8.22 chiama il 911 e spiega alla polizia che “un nero di un metro e ottanta si aggira per le corsie puntando un’arma sulla gente”. In seguito Ritchie ritratterà la cosa, spiegando di non aver mai usato quella frase (lo stesso Ritchie pare non essere nuovo a episodi di mitomania; per presentarsi ai media, ha detto di essere un ex-marine, ma non ci sono prove del suo arruolamento). Ritchie non si limita a dire che Crawford gira armato. Spiega, sempre al 911, che “ecco, ha appena puntato il fucile contro due bambini”. L’agente al telefono del 911 gli chiede, quaranta secondi dopo: “Ha detto che punta il fucile contro due bambini?”, e il testimone risponde: “Sì, esatto”.

In realtà, il girato di Walmart mostra una donna, più tardi identificata come Angela Williams, che entra nel reparto giocattoli con i suoi due ragazzi. Crawford sta dall’altra parte della corsia, completamente immobile, e osserva gli scaffali. Non muove il fucile, che resta sempre puntato verso il basso. A questo punto, sono da poco passate le 8.25, due agenti avvertiti dal 911 hanno comunque già fatto il loro ingresso da Walmart. Sono Sean Williams e un collega; percorrono la corsia parallela a quella dove si trova Crawford, che intanto continua tranquillamente a parlare al cellulare, ondeggiare il fucile di plastica puntato verso il basso e osservare gli scaffali. Quanto avviene nei secondi immediatamente successivi è documentato nel video che ha fatto il giro del mondo. Williams, l’agente, compare improvvisamente dal fondo della corsia dove si trova Crawford. Urla “a terra” e Crawford si piega effettivamente sulle ginocchia, cercando d’istinto di nascondersi. Troppo tardi. L’agente lo raggiunge e gli spara due colpi: uno nel gomito, l’altro accanto al fegato.

“Si è trattato di una tragedia”, spiega ora il procuratore, che scagiona completamente i due agenti. “Poche settimane fa avevano seguito dei corsi per questo tipo di situazioni. Non sapevano qual era esattamente lo stato delle cose. Qualcuno gli ha detto, ‘c’è un uomo che punta un fucile sulle persone’ e loro sono intervenuti”. Ad aggiungere tragedia alla tragedia, c’è anche la morte di Angela Williams, la madre dei due bambini; soffriva di cuore, si è spenta per un infarto poco dopo la sparatoria. Di fronte al verdetto del grand jury, la famiglia del ragazzo ucciso ha parlato di “decisione incomprensibile”. Intanto, mentre il video di Walmart faceva il giro del mondo, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama saliva ieri sul podio delle Nazioni Unite e ammetteva che “sì, anche noi negli Stati Uniti abbiamo le nostre tensioni etniche e razziali”.