Mario Draghi lancia l’allarme sul livello della disoccupazione nell’area euro e fa mea culpa sul passato, riconoscendo che la Banca centrale europea, nel prevedere l’evoluzione del tasso di inflazione, ha “sottovalutato” alcuni fattori. Tra cui, appunto, la crescita dei senza lavoro. Ma al tempo stesso il presidente dell’Eurotower torna a garantire che Francoforte è pronta a “misure non convenzionali” per fronteggiare il rischio deflazione. E tanto basta per mettere il vento in poppa alle Borse europee e far scendere il valore dell’euro a 1,2731 dollari, il livello minimo dal novembre 2012. La debolezza della moneta unica, però, ha anche un’altra spiegazione: a deprimerne il corso è il rallentamento stesso dell’economia dell’area, in cui la fiducia delle imprese (anche quelle tedesche, come emerso dai dati diffusi mercoledì) continua a calare. Non per niente Draghi, pur negando che l’Eurozona sia in recessione, ha ammesso che “la ripresa è modesta, debole, ineguale e fragile“.

Alta disoccupazione e domanda debole mantengono bassa l’inflazione – Draghi, parlando all’Euro conference in corso a Vilnius (la Lituania entrerà nell’eurozona il prossimo anno), ha fatto ammenda spiegando che le stime della Bce sull’inflazione non hanno tenuto sufficientemente conto della “disoccupazione elevata” e delle “dimensioni della capacità produttiva inutilizzata“. La prima “è diventata molto alta a livello aggregato”, e insieme alla “debolezza della domanda” e al debito “contribuisce a mantenere bassa l’inflazione”, anche se, ha affermato Draghi, “non vediamo un rischio deflazione”. Come è noto la frenata del livello dei prezzi – che in agosto hanno fatto registrare nell’area euro un progresso limitato allo 0,4% – è uno dei fattori che più preoccupano i mercati, perché induce i cittadini a rimandare gli acquisti e le aziende a dilazionare gli investimenti e le assunzioni, innescando un circolo vizioso che conduce alla stagnazione dell’economia. Tanto più che, nel frattempo, “la dinamica del credito resta debole” anche se “gli ultimi trend mostrano alcuni cambiamenti positivi”. In agosto e prestiti a famiglie e imprese nell’Eurozona sono scesi dell’1,5% contro il -1,6% di luglio e il -1,8% di giugno.

Aumenta la pressione su Francoforte per l’acquisto di titoli di Stato – Subito dopo, per rassicurare i mercati, Draghi ha ribadito che se non basteranno le misure decise dal direttivo il 4 settembre la Bce metterà in campo armi ancora più potenti. “Misure non convenzionali”, le ha definite come sempre, senza entrare nel dettaglio, l’ex governatore di Bankitalia. Ma il riferimento è chiaro: si tratta dell’ipotesi di acquisto di titoli di Stato (il cosiddetto “quantitative easing“) avversato dai Paesi del Nord Europa, capitanati dalla Germania, ma auspicato da molti osservatori come unica via d’uscita dal vicolo cieco di stagnazione e bassa inflazione in cui l’eurozona sembra essere intrappolata. Tanto più dopo il mezzo flop della prima asta di liquidità riservata alle banche, che hanno chiesto solo 83 miliardi di euro sui 400 disponibili. Un esito che aumenta la pressione sulla Bce, nonostante debba ancora partire l’altra operazione annunciata a inizio settembre, cioè l’acquisto di titoli cartolarizzati (Abs) e covered bonds.

Il falco Katainen conferma: “Piano da 300 miliardi per crescita e occupazione” – A Vilnius era presente anche Jykri Katainen, attuale commissario Ue agli Affari economici. Il quale ha ribadito come la Commissione Juncker, che si insedierà l’1 novembre e di cui il “falco” finlandese sarà vicepresidente con responsabilità su tutti i portafogli economicientro tre mesi dall’inizio del mandato intenda presentare “un programma ambizioso per l’occupazione, la crescita e gli investimenti” da 300 miliardi di euro. Obiettivo, “ampliare il mercato unico e permettere un uso migliore delle risorse pubbliche disponibili a livello europeo e a livello nazionali, così da stimolare gli investimenti privati nell’economia reale”.