Pensioni d’oro? “Qui, di certo, non le abbiamo mai viste”, chiarisce subito il presidente del Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo (Cupla), Renato Borghi. “Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Il 44% dei pensionati vive in uno stato di semipovertà con introiti inferiori ai mille euro lordi mensili”. In totale si tratta di 7,4 milioni di persone che, a partire dalla riforma introdotta dal governo del pensionato d’oro Lamberto Dini, hanno progressivamente assistito a un deterioramento del potere d’acquisto e a un forte aumento della pressione fiscale. Secondo il rapporto del Centro Europa Ricerche (Cer) e del Cupla presentato mercoledì, tra il 1995 e il 2013 “le condizioni di disagio sociale dei pensionati sono cresciute” per via di un distorto meccanismo di indicizzazione che penalizza soprattutto i redditi più bassi. Quelli su cui incidono maggiormente gli aumenti dei prezzi dei beni di prima necessità come alimentari e trasporti.

“Il sistema studiato per allineare le pensioni all’inflazione dà una visione delle cose lontana dalla realtà, perché si affida a un paniere di beni non rappresentativi per la categoria”, spiega Sergio Ginebri, professore di economia politica dell’Università Roma Tre e responsabile dell’indagine Cer. “Teoricamente è un sistema di protezione, ma concretamente non funziona. A questo va aggiunto poi l’effetto dell’aumento della pressione fiscale”. Il risultato è che “a partire dal 2009 le pensioni basse e medio-basse hanno registrato, al netto del prelievo fiscale, una perdita del potere d’acquisto di oltre il 4 per cento”. Sulla base di queste cifre Cupla, che riunisce Anap-Confartigianato, Associazione Pensionati CIA, 50&Più-Confcommercio, Federpensionati-Coldiretti, Fipac-Confesercenti, Fnap-Cna, Fnpa-Casartigiani e Sindacato Pensionati Confagricoltura, chiede al governo Renzi un intervento mirato in tre mosse.

“Innanzitutto domandiamo che il bonus di 80 euro per i lavoratori a basso reddito sia esteso anche alle pensioni al di sotto dei mille euro”, chiarisce Borghi. “In secondo luogo, vogliamo un’indicizzazione che abbia senso rispetto alla vita del pensionato e che tenga conto non tanto dei prezzi degli smartphone, quanto piuttosto degli incrementi nella spesa sanitaria. E, infine, chiediamo interventi mirati sulla Tasi con detrazioni per i redditi sotto i mille euro e per le persone non autosufficienti ricoverate nelle case di riposo. Fino ad oggi abbiamo sentito solo proclami. Ora bisogna trovare soluzioni per coloro che, lavorando e pagando i contributi, hanno rispettato il patto di cittadinanza e meritano, a loro volta, dignità e rispetto”. Un’operazione possibile, in un contesto di contenimento della spesa pubblica, solo a patto di un riequilibrio delle uscite previdenziali a favore delle fasce di pensionati più deboli.