Il nostro sesto giorno di viaggio InterRail comincia alla stazione di Zagabria per prendere il nostro quarto treno che sarà anche uno dei più lunghi in termini di tempo: dodici ore attraversando prima la Croazia e poi le campagne della Bosnia-Erzegovina per raggiungere Sarajevo e infine Mostar, la nostra destinazione. Anche su questo, come sul Salonicco-Belgrado , ritroviamo i numerosi controlli e scendendo nuovamente verso sud, anche il caldo. Il treno è composto da soli tre vagoni e tra tutti quelli presi finora è l’unico che assomiglia (pur essendone la bella copia) ai nostri intercity Trenitalia (il che è tutto dire). I finestrini non possono rimanere aperti se non per il tempo che li si tiene abbassati facendo pressione con le braccia. Dopo un po’ diventa quindi necessario ingegnarsi per trovare una soluzione e, in men che non si dica, il gancio-molla dello zaino si presta ad un nuovo uso che ci consente di arieggiare un po’ il compartimento.

Dopo aver varcato la frontiera della Bosnia-Erzegovina ci sembra di sentire delle note di musica popolare provenire dalla fine del vagone, dopo un po’ fa capolino un simpatico signore che distrae i viaggiatori con la sua fisarmonica e ci offre anche un divertente siparietto.

Con i ricordi della guerra che ho nella testa il nome del paese in cui entriamo è per me associato inconsciamente a bombe, distruzione e miseria. La realtà che vedo dal finestrino è però tutt’altra: un paesaggio “svizzero” scorre davanti a me con graziose casette sparse qua è là circondate da una natura rigogliosa e incontaminata.

MostarUn’altra particolarità del paesaggio è dettata dalla storia. Essendo infatti la Bosnia-Erzegovina per gran parte di fede musulmana (retaggio della presenza Ottomana) affianco alla casette con tetto spiovente di quelle che siamo abituati a vedere in Europa compaiono uno dopo l’altro anche i minareti a punta in stile turco, il risultato è un mix del tutto originale.

Dopo 500 km e un’intera giornata di viaggio siamo a Mostar a tarda sera. Affamati andiamo alla ricerca di un ristorante ancora aperto nel centro storico della città a quell’ora particolarmente suggestivo vista l’assenza di turisti. Con un po’ di fortuna troviamo una taverna che non ha ancora chiuso battenti dove poter assaggiare le specialità locali con vista sul piccolo ponte.

Restando a Mostar solo una notte per proseguire ancora più a sud alla volta di Dubrovnik approfittiamo per svegliarci presto l’indomani e esplorare le principali attrazioni della città che ospita il famoso ponte distrutto nel novembre del 1993 durante la guerra e successivamente ricostruito e tutelato dall’Unesco.

Cominciamo con il quartiere est (musulmano) dalla Kajtaz, tradizionale casa turca risalente al 1600, proseguendo verso il ponte entriamo nella moschea (koski mehmed pasha) il cui minareto sovrasta il paese e saliamo sulla cima di questo per godere del più bel panorama sul ponte che si possa avere a Mostar. Facciamo l’esperienza dell’affollatissimo bazar, con orde di turisti che affollano le strette stradine su cui si affacciano i negozi di souvenir e raggiungiamo finalmente il famoso e magnifico Stari Most, il ponte che collega la parte est con quella ovest della città (rispettivamente musulmana e cristiana). Neanche volendolo fare di proposito saremmo riusciti ad arrivarci nel momento dell’Athan, l’appello alla preghiera proveniente dai vari minareti della zona che riecheggia nell’etere in un paesaggio incantevole rendendo l’atmosfera ancora più suggestiva.

Prima di passare dall’altra parte della città la nostra attenzione viene carpita da un giovane che cammina pericolosamente sul bordo del ponte oltre la ringhiera di protezione con indosso solo il costume da bagno. Dopo qualche minuto di andirivieni ed esitazione (che fa pensare ad un bluff ai turisti più scettici) il ragazzo prende il coraggio a due mani (non prima di aver preso le offerte tra i turisti, che rappresenteranno la vera spinta motivazionale) e davanti ad una folla con il fiato sospeso effettua un tuffo originale da un’altezza di 25 metri.

Dopo l’attrazione continuiamo per le stradine della parte occidentale della città passando accanto ai resti di quella che una volta era la sinagoga e dove ora la si sta ricostruendo fino a raggiungere la chiesa francescana, a testimonianza delle diverse anime che popolano la città e convivono oggi pacificamente pur tuttavia con il risentimento e la diffidenza che ci possono essere dopo una guerra come quella che ha colpito questo posto incantevole alla fine del secolo scorso.

Quando l’orologio ci indica le 16:00 è ora di recarci alla stazione degli autobus, da lì infatti – causa mancanza di linea ferroviaria per la nostra destinazione – sarà la volta di “tradire” il treno per prendere l’autobus alla volta di un’altra famosa destinazione Unesco: Dubrovnik.