Travaglio nel suo editoriale Renzi e l’opposizione: le 5Stelle stanno a guardare affronta una realtà che forse dall’interno del Movimento è difficile percepire: il M5S sta diventando invisibile.

In questo passaggio il condirettore del Fatto spiega il perché. “In Parlamento si possono fare cose splendide, ma se poi la gente non le viene a sapere, strillare ai media di regime (sai che novità) non serve. Manca una figura credibile e autorevole che ogni sera enunci ai tg e ai giornali (i talk show visti finora sono i salotti del Nazareno) la posizione della prima e spesso unica forza di opposizione”.

Quella dei 5 Stelle in tv è un questione storica. Ma ora, proprio per il contesto illustrato nell’editoriale – di una sinistra in forte crisi di identità – credo sia il momento più giusto per tornare a parlarne. Casaleggio, Grillo, alcuni eletti, membri dello staff ed elettori hanno delle obiezioni precise all’invito di andare in tv.

Dato che stiamo parlando di comunicazione vorrei uscire dalle opinioni personali e dalle ideologie ed analizzare la questione dal punto di vista tecnico, della comunicazione appunto.
Ecco un elenco delle principali obiezioni e le mie idee al riguardo.

Internet supererà la tv. Casaleggio ha ragione, la tendenza è quella, ma il sorpasso non è ancora arrivato. Neanche all’interno dello stesso elettorato M5S. La comunicazione deve essere liquida, “come l’acqua” direbbe lo stratega Sun Tzu, deve adattarsi al terreno (il contesto) per aggirare gli ostacoli e procedere in ogni situazione. Quando le persone si informeranno più sulla Rete che in Tv sarà il momento di riadattarsi al contesto. Una comunicazione statica, immutata rispetto al contesto (l’ingresso di Renzi), è stato il vero problema del M5S alle europee.

Grillo è andato da Vespa, eppure il M5S ha perso lo stesso. Affermare che andare in tv sia inutile portando l’esempio di Grillo – che seppur sia stato ospite a Porta a Porta durante la campagna elettorale non ha fatto vincere il M5S – significa ignorare alcuni aspetti della comunicazione politica. Un dibattito o un confronto tv influisce sul voto, certo, ma in modo esiguo. Il M5S è stato doppiato. Un caso celebre è quello di Nixon che perse a causa di una brutta performance in Tv contro Kennedy. In realtà il margine fra i due candidati a quelle elezioni presidenziali americane fu tra i più sottili della storia.

La tv travisa il messaggio. Come dice Travaglio “sai che novità”. Perfino Renzi si è lamentato del trattamento ricevuto dai media dopo la nomina della Mogherini o a seguito degli avvisi di garanzia. Addirittura l’Isis lo ha fatto.

Gente come Salvini e la Meloni a forza di andare in tv hanno scalato i consensiDopo Renzi, Salvini è il più apprezzato nonostante il suo partito sia di nicchia. Un messaggio travisato è un problema se si fa una sola apparizione, ma se la presenza è costante nella media si riesce a far passare il messaggio.

Se gli eletti andassero in tv entrerebbero meno soldi al blog. Né il M5S, né le sue testate giornalistiche (che non ha) prendono un euro di finanziamento pubblico. Sul sito del M5S non c’è una pubblicità, i banner sono solo sul blog di Grillo. Il fatto di autofinanziare il Movimento con gli introiti dal blog non è un semplice diritto di Casaleggio, ma un grande merito. Andare in tv, contrariamente a quanto credono molti, non penalizzerebbe gli accessi al blog ma li aumenterebbe, facendo crescere di conseguenza le entrate pubblicitarie. Il blog di Grillo è parte fondamentale della narrazione del M5s, sarebbe inevitabile nominarlo nelle trasmissioni tv, citare le votazioni online e i post che fanno notizia. Sarebbe una grande pubblicità indiretta, esattamente come è già stato per lo stesso blog ed è ogni giorno per Twitter,Facebook, applicazioni e siti vari.

E la democrazia nel M5S? Travaglio nell’editoriale in questione scrive: “un portavoce eletto dagli eletti non snaturerebbe il movimento né lo trasformerebbe in partito”. Andrei anche oltre: perché non fare una prima votazione per far decidere agli iscritti se il Movimento deve tornare in tv? Sarà la base a risolvere il dilemma.

Sempre in termini democratici, ma anche di efficacia, si potrebbe scegliere più di un portavoce in tv, magari 5.

5 stelle da guardare, come ho scritto nel titolo, non è un numero casuale. Avendo la fortuna di non essere un partito con un leader accentratore si può optare per una scelta che gli altri non fanno a causa della mancanza di spazio o di talenti: quella di mandare in tv un team eterogeneo, di personalità diverse, ognuna delle quali simile ad una fascia di elettori. Ovviamente sia uomini che donne, potrebbe esserci il giovane e quello meno giovane, quello con famiglia e il single, il carattere moderato e quello più passionale, il credente e l’ateo.

Non è una novità, la forza di un cast – in una serie tv o in un gruppo musicale per esempio – sta proprio nelle diverse personalità presenti. Ogni spettatore ha il suo personaggio preferito, quello più simile a sé o a come si vorrebbe essere. Chi deve portare i voti viene scelto proprio in base a quante persone possono rispecchiarsi in lui.

Sono impreparati. Questo poteva essere vero un anno fa. Oggi qualunque cosa possa dire un Morra, un Di Battista o un Di Maio in tv – solo per citarne alcuni – non farà mai perdere consenso. Ad avercene come loro nei salotti televisivi.

Uno vale uno, ci sarebbero invidie interne. Essere invidiosi di un collega che va in tv è irrazionale. Ora nessuno va in tv, quindi cosa cambierebbe all’eletto che non venisse selezionato? Nelle sue apparizioni televisive niente, ma cambierebbe positivamente qualcosa di più rilevante: il Movimento di cui fa parte, che egli rappresenta, non sarebbe un movimento fantasma, ma una forza importante, presente nelle menti e nei cuori degli italiani durante i momenti decisivi per il Paese.