“Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione. Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita e alla libertà religiosa di tutti!”. Da Tirana, meta del quarto viaggio internazionale di Papa Francesco, arriva un forte messaggio di pace e contro il radicalismo religioso. Che, negli ultimi mesi, interessa in particolare il Medio Oriente, con l’escalation di violenze dell’Isis. Nella sua prima visita nel vecchio continente, Bergoglio ha scelto un’altra periferia esistenziale come l’Albania che ha definito “terra di eroi, che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza del Paese, e terra di martiri, che hanno testimoniato la loro fede nei tempi difficili della persecuzione”.

Incontrando le autorità del Paese, Bergoglio ha sottolineato che la “ritrovata libertà” ha consentito alla società albanese di “aprirsi alla collaborazione e agli scambi con i Paesi vicini dei Balcani e del Mediterraneo, con l’Europa e con il mondo intero”. È noto anche il pieno sostegno della Santa Sede all’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea. Non è un caso, infatti, che la visita di Francesco nel Paese preceda quella al Parlamento europeo di Strasburgo in programma per il prossimo 25 novembre. L’invito del Papa è rivolto a “preservare con ogni cura e attenzione la collaborazione tra appartenenti a diverse religioni” e la “pacifica convivenza” tra di loro, che il Pontefice considera un “bene inestimabile”. A questo si aggiunge il bisogno di far corrispondere “alla globalizzazione dei mercati” una “globalizzazione della solidarietà“, tenendo presenti i “diritti dei poveri” e “tutelando quelli delle realtà intermedie tra l’individuo e lo Stato, prima fra tutte la famiglia”.

Un messaggio particolare anche ai giovani albanesi: “Sappiate dire no all’idolatria del denaro, no alla falsa libertà individualista, no alle dipendenze e alla violenza; e dire invece sì alla cultura dell’incontro e della solidarietà, sì alla bellezza inseparabile dal bene e dal vero; sì alla vita spesa con animo grande ma fedele nelle piccole cose. Così costruirete un’Albania migliore e un mondo migliore”. Francesco, che non ha voluto rinunciare alla papamobile scoperta nonostante l’allarme sicurezza, durante l’omelia della messa celebrata nella piazza intitolata a madre Teresa di Calcutta ha reso omaggio ai numerosi martiri uccisi a causa della loro fede. “Ripensando a quei decenni di atroci sofferenze e di durissime persecuzioni contro cattolici, ortodossi e musulmani, – ha affermato il Papa – possiamo dire che l’Albania è stata una terra di martiri: molti vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici hanno pagato con la vita la loro fedeltà. Non sono mancate prove di grande coraggio e coerenza nella professione della fede. Quanti cristiani non si sono piegati davanti alle minacce, ma hanno proseguito senza tentennamenti sulla strada intrapresa. Mi reco spiritualmente a quel muro del cimitero di Scutari, luogo simbolo del martirio dei cattolici dove si eseguivano le fucilazioni, e con commozione depongo il fiore della preghiera e del ricordo grato e imperituro”.

Dopo il pranzo con i vescovi albanesi e il seguito papale nella Nunziatura apostolica, in programma tre incontri significativi: il primo con i leader di altre religioni e denominazioni cristiane nell’Università cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”, poi la celebrazione dei vespri con i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i laici nella cattedrale di Tirana e, infine, prima di ritornare a Roma, l’abbraccio con i bambini del Centro Betania e con una folta rappresentanza di persone assistite in altri centri caritativi dell’Albania.

Anche ai responsabili delle cinque maggiori comunità religiose presenti in Albania, musulmana, bektashi, cattolica, ortodossa ed evangelica, il Papa, proprio come aveva fatto nel maggio scorso a Gerusalemme, ha voluto ricordare che non si può strumentalizzare il nome di Dio per fare violenza. “La religione autentica – ha spiegato Francesco a Tirana – è fonte di pace e non di violenza! Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano”. Bergoglio ha fatto sue le parole rivolte al popolo albanese nel 1993 da San Giovanni Paolo II che aveva sottolineato che “la libertà religiosa è un baluardo contro tutti i totalitarismi e un contributo decisivo all’umana fraternità”. Francesco, però, ha precisato che “la vera libertà religiosa rifugge dalle tentazioni dell’intolleranza e del settarismo, e promuove atteggiamenti di rispettoso e costruttivo dialogo”.

Bergoglio ha spiegato, inoltre, che la libertà religiosa “non è un diritto che possa essere garantito unicamente dal sistema legislativo vigente, che pure è necessario: essa è uno spazio comune, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa”. Il Papa ha indicato due atteggiamenti che possono essere utile nella promozione di quella che ha definito una “libertà fondamentale”: vedere ogni uomo e ogni donna non come rivali o nemici ma come fratelli, e impegnarsi in favore del bene comune. In Albania Bergoglio ha incontrato anche alcuni sacerdoti e religiosi che hanno sperimentato il carcere e la persecuzione durante il regime comunista e ha ascoltato le loro storie di sofferenza. E proprio ai sacerdoti il Papa ha rivolto il suo incoraggiamento a continuare a contrastare “nuove forme di ‘dittatura’ che rischiano di tenere schiave le persone e le comunità. Se il regime ateo – ha concluso Francesco – cercava di soffocare la fede, queste dittature, più subdole, possono soffocare la carità. Penso all’individualismo, alle rivalità e ai confronti esasperati: è una mentalità mondana che può contagiare anche la comunità cristiana“. Ma per il Papa le piaghe di Gesù sono ancora visibili oggi sul corpo di tanti uomini e donne che hanno fame e sete, che sono umiliati e che vivono in carcere o in ospedale.

Twitter: @FrancescoGrana