Le credenziali per arrivare fino in fondo non ci sono, per il momento. Però dopo due giornate il Milan fa cucù tra Juventus e Roma in testa alla classifica. E Pippo Inzaghi ha già messo su una giostra offensiva divertente, capace di mettere insieme 8 gol in 180 minuti. Al Parma ne rifila cinque (ma ne subisce quattro) in una partita condita da emozioni, errori e cartellini rossi. Tutto merito di un gioco offensivo basato su un concetto: zero punti di riferimento alla difesa avversaria e manovra veloce, nella quale sono spesso coinvolti anche i terzini. In questo impianto di gioco la pedina fondamentale è Jeremy Menez, schierato da ‘falso nueve’. Il francese è un’iradiddio ed entra in ogni azione dei rossoneri. Per aprire il campo come in occasione del primo gol, siglato dall’esordiente Bonaventura. Oppure per lanciare un rinato Abate sulla destra, dove De Ceglie e Belfodil soffrono gli inserimenti dell’azzurro, che alla terza sgroppata pericolosa imbecca Honda nel buco difensivo del Parma. Ci mette anche del sano egoismo nella discesa con la quale si procura e trasforma il rigore del 3-1. E regala lampi di classe e cattiveria agonistica mettendo i brividi al tenero Ristovski e, raccolto il retropassaggio suicida del difensore del Parma, battendo Mirante con uno splendido colpo di tacco.

Una domanda sorge spontanea: cosa succederà quando tornerà Fernando Torres, infortunatosi alla caviglia durante la rifinitura di sabato, e si prenderà il primo violino offensivo sparigliando il tridente senza attaccanti di ruolo tanto prolifico in questo primo scorcio di campionato? Un dilemma per Inzaghi, ma di quel tipo che qualsiasi allenatore vorrebbe avere. Perché nonostante le assenze – fuori anche il lungodegente Montolivo ed El Shaarawy – il Milan è bello per davvero. Costruisce, gioca sempre il pallone senza barocchismi inutili e ama andare a cento all’ora. Quello della velocità è un tratto distintivo dei rossoneri, che sembrano quasi avere la necessità di tenere il ritmo alto per non rilassarsi. E qui inizia la fase negativa, quella da migliorare per provare a tenere il passo delle squadre di vetta. Già contro la Lazio, la difesa aveva spesso sbandato. Al Tardini subisce quattro gol, anche se l’ultimo non fa testo perché è un clamoroso pasticcio di De Sciglio e Diego Lopez a un minuto dalla fine.

Restano la prateria nella quale Cassano stacca per l’1-1 dopo un’azione ‘alla mano’ del Parma, subito dopo il vantaggio rossonero. Morbido l’approccio anche in apertura di secondo tempo quando un tiro svirgolato di Jorquera si trasforma in un assist per Felipe, dopo aver attraversato tutta l’area rossonera. Il Parma riesce così a rimanere in vita fino all’ultimo, nonostante il clamoroso pasticcio combinato da Felipe e Cassano con il Milan appena ridotto in dieci per l’espulsione di Bonera. Lì la partita potrebbe anche svoltare, ma le speranze gialloblù sono sedate dalla corsa di De Jong per il 4-2. La squadra di Donadoni è un cantiere aperto (cambiati tre uomini della difesa rispetto all’esordio), lotta, sa tenersi in piedi sfruttando le occasioni (il colpo di testa di Lucarelli per il 4-3) ma non dà mai l’impressione di spaventare davvero il Milan.

Inzaghi fa pesare la maggiore qualità, soprattutto in mezzo al campo, dove Acquah è frettoloso e Lodi appare ancora non coinvolto in fase di costruzione. Quando poi rimane in dieci per l’espulsione di Felipe (eccessiva), il gioco del Milan sembra fatto. Ma ci sono infinite curve nella lunga notte di Parma e poco prima del recupero un innocuo retropassaggio di De Sciglio diventa la più clamorosa delle autoreti. Si alzano le barricate nei sei minuti extra concessi da Massa e la giostra di Inzaghi è ancora vincente. Va veloce e a strappi come le montagne russe. Ma nella prossima settimana assomiglierà anche a una ruota panoramica dall’alto della quale il Milan, in buona compagnia, guarda tutti dall’alto. Ci sono però molte viti da stringere per continuare a godersi lo spettacolo.

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