Cara on. Rosy Bindi, è stata un’estate agghiacciante: mentre si consumava la crisi mediorientale, quella ucraina, l’Isis decapitava e sul fronte nazionale l’Istat ci comunicava la recessione, la deflazione e la perdita di altri 35 mila posti di lavoro, il governo-di-distrazione-di-massa Renzi ci intratteneva con gelati, secchiate d’acqua, ennesime slide, i bikini della ministra Boschi, il topless della Giannini, i baci gilettiani della Moretti. Fortunatamente però, a risvegliarci dall’obnubilamento è arrivata lei, con una polemica gravida di contenuti: “Penso che le donne ministro siano state scelte anche perché erano giovani, non solo perché erano brave, ma anche perché erano belle”, ha detto risoluta, scatenando il finimondo. Le risparmio la mia (trascurabile) opinione e mi limito ad alcune domande.

La prima è forse banale ma necessaria: possibile che con tutti i problemi che ci sono ci si debba occupare dell’avvenenza delle nostre ministre? Che una politica di lunghissimo corso come lei si limiti a una valutazione estetico-anagrafica del governo? Non c’era di meglio (e di più) da rinfacciare in questo momento? Capisco che il tema della selezione della classe dirigente sia importante, ma chi ha selezionato Renzi, Boschi, Moretti…? Per di più, come lei, Renzi è toscano, cattolico e ha mosso i primi passi nel Partito Popolare. Da ex presidente del Pd potrebbe addirittura considerarlo un figlio. Non le viene da chiedersi (come ogni buon genitore): se è diventato così, se frequenta cattive compagnie (inizia per B), non avrò sbagliato qualcosa? Ok, alcune ministre appaiono più belle e giovani che competenti, ma dove ci ha portato tutta la sua/vostra competenza? Ad esempio, la gestione della vicenda Stamina da parte della giovane Lorenzin è parsa migliore di quanto fece lei da ministro della Sanità con Di Bella, e oggi che è presidente dell’Antimafia ci saremmo aspettati un suo no netto alla riduzione delle pene per il voto di scambio politico-mafioso. Invece ha plaudito. Sarà pur vero che le belle e giovani devono dimostrare di essere brave, ma pure le altre. Non crede si dia troppo per scontato che lo siano?

Ciò che poi mi colpisce della sua dichiarazione è la tempistica: perché ha deciso di uscire dall’ombra e criticare il governo proprio ora che appare un po’ in difficoltà, e per Renzi – e soprattutto per l’Italia – si apre un autunno caldo? Dov’era lei (e D’Alema, che pure torna a strigliare) quando si votava per le Europee e le belle e giovani erano già ministre? Non potevate allertare il 41% degli italiani, che poi l’ha votato? Lei, peraltro, manco è stata rottamata (ammesso e non concesso che D’Alema & C. lo siano stati), ed è la deputata Pd con il maggior numero di legislature alle spalle (ben 6). Un po’ di riconoscenza! E un po’ di cautela, anche: perché tanto è stata rapida, numerosa e indolore la salita sul carro di Renzi (si sale anche restando semplicemente in silenzio, o parlando troppo tardi, come quando a luglio inoltrato criticò su questo giornale Italicum e riforma del Senato), tanto sembra oggi affollata e scivolosa la discesa. “Non spingete. Uno per volta. Passodopopasso”. Un cordiale saluto.

Il Fatto Quotidiano, 12 settembre 2014