Tra le partite di qualificazioni ad Euro 2016 andate in scena nella giornata di domenica, ce n’è una dal sapore decisamente speciale: Gibilterra-Polonia 0-7. Poco spettacolo, risultato più che tennistico: ma per la nazionale di Gibilterra si è trattato del primo, storico incontro in una competizione ufficiale Uefa. Possedimento d’oltremare del Regno Unito, riconosciuta dall’Ue come territorio dipendente in Europa, Gibilterra per essere in campo ieri sera contro la Polonia ha dovuto lottare per oltre un secolo. La sua Federazione, 54esima ed ultima in ordine di tempo ad essere ammessa nella Uefa, è anche una delle più antiche del mondo, fondata nel lontano 1895. Al 1907 risale la creazione di un campionato locale, al 1923 la prima partita della nazionale, giocata e persa 2-0 contro il Siviglia. Da allora la selezione biancorossa ha fatto numerose apparizioni sulla scena internazionale.

Mai, però, in una competizione ufficiale: i vertici del calcio mondiale si sono rifiutati a lungo di riconoscerla. Una prima richiesta di affiliazione fu rigettata nel 1999 dalla Fifa, e stessa sorte è toccata alla seconda, respinta nel 2007 dalla Uefa nonostante il Tribunale arbitrale dello sport si fosse pronunciato favorevolmente. Ma contro l’ammissione pesava il veto della Spagna, da sempre ostile al piccolo Stato di dipendenza britannica, ceduto al Regno Unito nel 1713 con il Trattato di Utrecht. Dopo quella data, Madrid ha più volte provato a riconquistare il possedimento, per via militare o diplomatica, sia nell’Ottocento che durante la dittatura del generale Franco. I Gibilterrini hanno sempre resistito, e in due occasioni (nel 1967 e di nuovo nel 2002) hanno votato in maniera schiacciante (percentuali sempre oltre il 95%) per il mantenimento della dipendenza britannica: il 10 settembre, data del primo referendum, è anche la festa nazionale del Paese.

Ai dissapori storici si aggiungeva poi il timore che Gibilterra potesse costituire un precedente per le nazionali dei Paesi Baschi e della Catalogna, che pure aspirano all’indipendenza (politica e calcistica). Per questo la Federazione spagnola si è opposta in tutti i modi al riconoscimento della nuova nazionale. Nel 2006 i dirigenti iberici si premurarono di far pervenire alla Uefa un lungo fascicolo per dimostrare che le strutture gibilterrine non fossero a norma internazionale. Non bastasse, hanno minacciato di boicottare tutte le competizioni a cui Gibilterra avesse preso parte. E così nell’assemblea decisiva, a parte Inghilterra, Scozia e Galles, tutti i delegati votarono contro l’ammissione. La Federazione però non si è arresa, e ha presentato un nuovo ricorso al Tas, che nel 2012 le ha dato ragione in via definitiva: e così l’anno scorso la Uefa, suo malgrado, ha dovuto procedere all’affiliazione.

La sua storia è una piccola favola di calcio: alle spalle ha una popolazione di appena 30mila abitanti. In rosa annovera addirittura cinque fratelli: i due Chipolina (di cui Roy, il capitano) e i tre Casciaro (Ryan, Lee e Kyle, quest’ultimo autore del gol contro Malta che è valso la prima vittoria nella storia). Solo tre-quattro giocatori sono professionisti (Wiseman, Walker, Artell e Hernandez, 19enne grande speranza per il futuro): gli altri sono poco più che dilettanti, nella vita fanno l’elettricistia (Brian Perez) o il poliziotto (Ryan Casciaro), il pompiere (il portiere Jordan Perez) o il magazziniere (Rafael Bado). Che dire poi dello stadio nazionale, il “Victoria”, appena 5mila posti a sedere ma sulle pendici della Rocca di Gibilterra, con vista mozzafiato. La struttura, però, non ottempera i requisiti Uefa, e per questo al momento viene utilizzata solo nelle partite amichevoli: presto sorgerà un nuovo stadio da 10mila posti, a picco sul mare e affacciato sulle Colonne d’Ercole (si chiamerà “Europa Point”).

Nel frattempo Gibilterra giocherà i match di qualificazione nel vicino Portogallo, che si è detto disponibile ad ospitarla. Il debutto nella corsa ad Euro 2016 non è stato proprio dei migliori: sarà per la mancanza del proprio pubblico, o per la tensione dell’esordio, la nazionale biancorossa ha rimediato un pesante 0-7 contro la più quotata Polonia. Nonostante questo ko, Gibilterra potrà comunque dire la sua nel prosieguo del girone D: nelle recenti amichevoli i biancorossi sono riusciti a strappare pareggi prestigiosi in Estonia, e soprattutto contro la Slovacchia di Marek Hamsik, dimostrando di essere una squadra modesta ma coriacea. Per il futuro gli obiettivi sono conquistare i primi punti ufficiali Uefa, e poi ottenere l’affiliazione anche alla Fifa, così da poter disputare le qualificazioni ai Mondiali 2018. Intanto a Gibilterra si godono la gioia dell’esordio. La prima volta non si scorda mai, e pazienza per lo 0-7 finale. Ieri bastava essere in campo per scrivere la storia di una nazione.