Può darsi persino che l’annuncite di Matteo Renzi non sia una malattia, ma un rito. Il rito del pensiero magico. Il quale dai tempi remoti dell’evoluzione a oggi, prevede che basti nominare le cose per farle diventare vere. È l’abracadabra di ogni società arcaica, di ogni religione, compresa quella ideata nel nostro Antico Testamento che non a caso inizia con il suo prototipo: “Sia la luce e la luce fu”.
 
Da questo punto di vista quello che sta avvenendo in questi mesi a Palazzo Chigi – con tempi pericolosamente sempre più ravvicinati – è il più grande esperimento collettivo sulla efficacia (e credulità) del pensiero magico. Il quale, ci spiegano gli psicologi, non scompare del tutto nel pensiero adulto, marcando la natura illusoria dell’uomo logico.
 
Ma naturalmente il pensiero magico è anche la forma mentale che contraddistingue il funzionamento cognitivo infantile. Da cui discendono tante conseguenze, tra cui l’illimitata volontà di potenza dei bimbi. La loro smisurata fantasia. La confusione tra il mondo reale e quello immaginario. La loro proverbiale prepotenza. Compresa quella più commovente, ma nel nostro caso non innocua, che è la capricciosa, ostinata, pretesa del gelato.
 
Il Fatto Quotidiano, 4 Settembre 2013