Una tappa che parte da Pamplona e arriva a San Miguel De Aralar sembra fatta apposta per evocare Miguel Indurain. Il campione navarro, originario proprio di Villava, non sarà mai santo ma è ancora oggi il ciclista spagnolo più vincente nelle grandi corse a tappe. Cinque Tour (consecutivi) e due Giri. Avesse vinto la Vuelta (si classificò al secondo posto dietro Melchor Mauri nel 1991) avrebbe meno da temere, re Miguel, per la successione al trono di Spagna. Contador avrebbe già eguagliato nel numero di successi Indurain, ma con il Tour 2010 e il Giro del 2011 revocatigli, Alberto da Madrid è a quota cinque ma punta forte al sesto sigillo in questa Vuelta.

Fabio Aru vince con uno scatto esaltante l’undicesima tappa della Vuelta con arrivo in salita e con Contador poco dietro in maglia rossa, non sì poteva celebrare meglio Indurain. Il precedente arrivo in quota ad Aramón Valdelinares aveva consegnato la maglia rossa a Quintana, sfortunato protagonista di una doppia caduta, e sembrava aver disegnato una Vuelta pro Movistar con Valverde pronto ad agire da battitore libero o in marcatura. Tutto questo è stato cancellato dal ritiro del colombiano e dalla condizione in crescendo di Contador che ha dimostrato di aver superato il problema al ginocchio. Valverde rimane in corsa perché nella crono ha dimostrato di attraversare un buon periodo di forma e con gli abbuoni potrebbe limare il ritardo da Contador. Sono mancati “Purito” Rodríguez e Chris Froome, il primo ha deluso proprio sugli strappi finali dove era solito bruciare gli avversari, il secondo era atteso almeno nella crono con arrivo a Borja ma ha sorpreso in negativo e anche in salita manca di brillantezza.

Per l’Italia continua il buon periodo nelle corse a tappa. Aru ha vinto una tappa e punta a conquistare un buon piazzamento in classifica, se dovesse crescere, come sembra, il podio non è impossibile da mettere nel mirino. Uran, Rodríguez, Froome e Samuel Sánchez sono inferiori ai primi due e dovranno difendersi dal sardo dell’Astana. Le altre soddisfazioni italiane arrivano da un team che l’anno prossimo scomparirà perché inglobata dalla Garmin. De Marchi ha vinto una tappa a modo suo e Damiano Caruso sta lottando con grinta per rimanere tra i primi dieci della generale. Un applauso in più ai due che nonostante abbiano già un contratto per l’anno prossimo, onorano e sudano la maglia fino all’ultimo. La fatica, nel ciclismo è un modo per rispettare se stessi, i compagni, la squadra e i tifosi. Non in tutti gli sport questo principio viene seguito. Contador riparte all’inseguimento del mito Indurain, Valverde lo insegue ad appena 20 secondi. Siamo al giro di boa e la Vuelta continua a dare spettacolo.