Subito dopo il gelato offerto da Matteo Renzi ai giornalisti come risposta alla copertina dell’Economist, Claudio Cerasa, redattore capo del Foglio, scriveva su Facebook: “Impressione: quella del gelato verrà ricordata da Renzi come la data in cui si è reso conto che è finita la sua luna di miele con il paese”. In effetti, più di una contraddizione è stata notata in quel gesto, troppo forzato e non perché bisogna evitare di scherzare quando i dati sono negativi, ma perché Renzi ci ha abituato a un altro modo di reagire: la battuta (Fassina chi?) o la risposta secca al tedesco Weber (Ppe), durante il discorso di inizio del semestre europeo a guida italiana, che ci indicava il continuo rispetto dei patti.

Quelle sono state risposte che hanno fatto ridere e che hanno avvicinato i cittadini al Presidente del Consiglio, sentendosi in parte più orgogliosi di essere italiani. Diverso dall’offrire un gelato artigianale nel cortile di Palazzo Chigi, un’iniziativa stonata per rispondere alla copertina di un settimanale che in diverso modo ha preso in giro anche Merkel e Hollande (non pervenute le loro risposte permalose), fieri di navigare su una barca che solo Draghi sta cercando di salvare. Un gesto, però, che insieme all’ultimo Consiglio dei ministri sembra essere costato caro. Ma non si riesce ancora a capire se la luna di miele evocata da Cerasa sia finita con i cittadini o con i giornalisti.

Di certo è visibile un’escalation di editoriali che mettono in discussione l’operato del governo, persa la fiducia, ci si sta avviando verso una chiusura in tutto e per tutto. Mario Sechi, in un interessante articolo stamattina sul Foglio, parte dall’inizio e spiega come la sua idea, ad ogni bischerata del premier, fosse “meglio Renzi di tutti gli altri”, ma poi la sua idea è cambiata: “il problema è che poi vedi Renzi. E allora tutto il ‘meglio’ del premier fiorentino finisce in un mare di bischerate che si stanno accumulando e cominciano a essere una cosa grave ma non seria, un pasticciaccio brutto (…), un intrico di tutto e il contrario di tutto alimentato dallo stesso presidente del Consiglio. Lo gnommero.”

Insomma, una bocciatura che percorre tutti i tweet e le iniziative da febbraio fino al “mezzo disastro” dello Sblocca Italia, della finta riforma della giustizia e dell’accantonamento di quella dell’istruzione.

Ma Sechi non è l’unico, anche Lucia Annunziata, direttrice dell’Huffington Post, non le manda a dire. Dalla domanda nel titolo (“Ma Renzi è adatto a governare?”) pare che sia sbagliata la data, una questione così andava posta a dicembre – con la vittoria alle primarie – o a gennaio – con il patto del Nazareno -. In qualsiasi caso, la conduttrice di In mezz’ora non ha dubbi: “dopo la conquista, il potere occorre riempirlo di fatti, di idee, di proposte. E su questo Renzi arriva tardi e male. E non solo perché non ha i soldi. Anzi. Arriva tardi e male perché in questi mesi non ha saputo o voluto raccordarsi davvero con il paese, e la sua crisi”. Una bocciatura totale, senza possibilità di esame di recupero.

Ora mi chiedo: chi ha sbagliato? E, soprattutto, quando? Sono stati i giornalisti a dare troppa fiducia a Renzi o ora che non sono più tutte rose e fiori (soprattutto con la prossima legge di Stabilità) vogliono indirizzare l’opinione pubblica verso un deciso cambio di rotta? I cambiamenti netti, radicali hanno il rischio di essere effimeri e si potrebbe tornare presto a una rinnovata fiducia in Renzi. È pur vero che all’inizio i giornali danno molto credito (basta pensare alla luna di miele con Mario Monti e con il primo Silvio Berlusconi), ma sei mesi non sono poi così tanti e con i millegiorni sarà più difficile criticarlo nel breve periodo.

Se poi hanno sbagliato in passato (essendo troppo ottimisti) e sbagliano ora (essendo troppo pessimisti), perseverare è altamente diabolico.

Twitter: @carlovalentino2