La Monsanto, in seguito alle vicissitudini che stanno riguardando Giorgio Fidenato, ha fatto sapere di aver rinunciato – per il momento – a commercializzare le proprie sementi ogm in Italia. L’agricoltore friulano sta infatti continuando a coltivare i suoi terreni con sementi ogm nonostante la normativa italiana abbia introdotto da più di un anno il divieto di seminare mais Mon810 (prodotto dalla Monsanto), portando le procure di Udine e di Pordenone ad attivarsi per il sequestro e la distruzione dei campi.

La produttrice (e titolare) del brevetto del mais Mon810 ha dichiarato, per bocca del suo commercial lead per l’Italia Federico Bertoli, che “Monsanto commercializzerà sementi geneticamente modificate unicamente laddove sussisteranno un ampio supporto politico, una rilevante domanda degli agricoltori e ci si trovi in presenza di un sistema regolatorio chiaro e applicabile”. Delle condizioni che, come ha già più volte denunciato lo stesso Fidenato, mancano nel vecchio continente, dato inoltre che la normativa europea è attualmente in fase di cambiamento al fine di consentire ai singoli stati membri libertà di scelta sulla coltivazione di prodotti geneticamente modificati. La Monsanto, qualche giorno dopo, ha tenuto a precisare che “l’azienda non ha mai commercializzato sementi di mais ogm in Italia ma unicamente sementi convenzionali”, e che l’attività non legata agli ogm continuerà normalmente. Uno scoglio non affatto insormontabile per Giorgio Fidenato, il quale ha subito dichiarato che continuerà a rifornirsi di sementi ogm in Spagna, “come sempre fatto”. 

Il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia e assessore all’Agricoltura Sergio Bolzonello esulta per la scelta della multinazionale, dovuta anche alle politiche “ogm free” della sua giunta: “La Regione si è assunta un ruolo, non semplice e non comodo, di apripista per ottenere alla fine il risultato di vedere riconosciuto il suo territorio libero dal mais geneticamente modificato”. Un ruolo il cui fine dichiarato è quello di voler “tutelare l’autenticità e la tipicità dei prodotti locali”, in una regione “che non potrebbe, per la sua peculiare natura, tollerare senza pregiudizio la coltivazione di ogm”.

Se in fase europea il quadro legislativo è in mutamento, la normativa italiana parla invece chiaro, specie in Friuli Venezia Giulia, regione in cui sono presenti i campi ogm di Fidenato: la coltivazione di mais Mon810 è stata infatti vietata sia dal decreto interministeriale del luglio 2013 che dalla moratoria regionale dello scorso 28 marzo. I campi di Fidenato, coltivati a ogm, sono stati perciò oggetto di sequestro da parte delle procure di Udine e di Pordenone, le quali hanno inoltre disposto la distruzione delle piantagioni ogm nei comuni di Colloredo di Monte Albano, di Mereto di Tomba e di Fanna. Giorgio Fidenato ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, di cui si attende il verdetto il prossimo 18 settembre.

La situazione sembra favorevole a chi si oppone all’uso di prodotti ogm, eppure nell’ambiente non si canta ancora vittoria. Per Lino Roveredo (del Coordinamento tutela biodiversità FVG) è difficile che la Monsanto rinunci al mercato italiano: “Si tratta solo di un cambio di strategia: quella aggressiva portata avanti da Fidenato non ha funzionato, perciò stanno provando altre strade”. Quali? “Il mio timore è che, per permettere la coltivazione di ogm in Italia, la Monsanto sia in attesa della stipulazione del TTIP, un insieme di accordi sul libero commercio tra Stati Uniti ed Europa che mira a tutelare gli interessi delle imprese dei paesi che aderiscono al trattato”. Gli effetti si ripercuoterebbero sulla legislazione italiana che vieta la coltivazione degli ogm: “Il FVG fa una legge che tutela il territorio, ma se l’Italia aderisce al TTIP e la Monsanto ha fatto un investimento sul territorio italiano, in base all’accordo la multinazionale dev’essere tutelata”. Ciò permetterebbe alla Monsanto di fare ricorso a un organismo sovranazionale, il quale potrebbe imporre all’Italia di risarcire l’investitore.