Le foto con Carlo Tavecchio, per immortalare la coppia del calcio italiano nei prossimi due anni. La scena è tutta per lui, Antonio Conte nuovo commissario tecnico della nazionale. O meglio allenatore, perché il ruolo di semplice selezionatore, con quelle deleghe e quello stipendio da quattro milioni l’anno, gli sta proprio stretto. Emozionato e orgoglioso, “perché tutti sognano di diventare ct dell’Italia”. Ma già determinato, come sempre: “Perdere è un po’ come morire, sono qui per portare questa mentalità. Tutti dovranno impararlo e meritarsi giorno per giorno questa maglia”.

La firma del contratto davanti ai giornalisti è il primo coup de théâtre della nuova era. E non può non tenere banco, perché fa di lui il manager pubblico più pagato del Paese (nonché uno dei ct più ricchi al mondo). Come scritto negli scorsi giorni, la Puma contribuirà in maniera determinante allo stipendio, ma il contratto alla fine sarà interamente a carico della Federazione (sostenuta a sua volta dagli sponsor). Soprattutto, la Figc acquisisce il 100% dei diritti d’immagine del ct. E infatti il presidente Tavecchio spiega: “Questo contratto è un investimento per dare una spinta al Paese. Conte e la maglia azzurra devono diventare un simbolo del made in Italy”. Può funzionare. Risultati permettendo, ovviamente. E qui entra in ballo il lavoro che Conte dovrà fare sulla panchina dell’Italia. E’ stato molto chiaro nel tratteggiare il futuro della sua nazionale. Presto per entrare nel dettaglio della formazione. Ma il tecnico leccese (primo allenatore meridionale nella storia azzurra) ha già le sue certezze.

“Non voglio fare discorsi di merito sui singoli, tutti possono ricevere la convocazione. Oggi dico solo che io valuto a 360 gradi, dentro e fuori dal campo. E tra un buon giocatore e un grande uomo scelgo sempre il secondo, perché è solo con gli uomini veri che si superano le difficoltà”. Parole pesanti, che suonano come un duro avvertimento a Mario Balotelli. L’attaccante rossonero non viene mai nominato nel corso della presentazione odierna, ma l’impressione è che dovrà cambiare atteggiamento per continuare a fare parte del progetto azzurro. Chiara la posizione anche sul codice etico, che non ha mai convinto nel corso della gestione Prandelli: “E’ una parola che non mi piace, non esisteranno standard fissi per cui ad una data squalifica corrisponde la mancata convocazione. Preferisco parlare di comportamento, e su questo sarò io e solo io a valutare, con le mie idee e la mia moralità”.

Sul piano tecnico, invece, Conte non fa mistero di voler ripartire dal blocco Juventus: “C’è poco tempo per inventare, la base sarà quanto di buono fatto nella mia ultima esperienza”. Dunque 3-5-2, almeno inizialmente. Chissà se con o senza Andrea Pirlo, che dopo il Mondiale aveva annunciato il ritiro salvo poi aprire la porta ad un possibile ripensamento: “Devo parlare con lui, ci dobbiamo chiarire”, ha detto a riguardo Conte. L’obiettivo, comunque, sarà quello di costruire un gruppo compatto: “I giocatori sono gli stessi del Mondiale, ma sono convinto di poter ricucire il gap tecnico dalle altre nazionali, se riusciremo a farli diventare una squadra vera”. Con Prandelli forse non lo erano? In Brasile probabilmente no. E infatti Conte, che saluta il suo predecessore, ricorda soprattutto il primo biennio della precedente gestione (culminato nella finale a Euro 2012) come modello da seguire.

Le domande più scomode sono quelle che riguardano Calciopoli e il calcioscommesse. Conte non rinnega nulla del suo passato e della Juventus, ma neppure si sbilancia in dichiarazioni troppo partigiane. “Ricordo con gioia gli scudetti vinti in prima persona, sono cinque da calciatore e tre da allenatore. Oggi però rappresento l’Italia, il mio cuore è azzurro e dentro l’azzurro ci sono tanti colori”. Diplomatico. Meno sulla squalifica di dieci mesi che la stessa Figc gli inflisse due anni fa: “Continuo a pensare che sia stata un’ingiustizia, l’ho pagata soffrendo molto. Essere qui adesso è la risposta migliore a quelle vicende”. Anche per il presidente Tavecchio la questione è chiusa: “Certi fatti si risolvono con il tempo, oggi il nostro mister è perfettamente idoneo a ricoprire questo incarico”. Duro, invece, sulle possibili ingerenze di Puma: “Lo dico ora e non lo ripeto più: niente e nessuno mai potrà decidere al posto mio”. Il primo impegno il 4 settembre, a Bari in amichevole contro l’Olanda. Cinque giorni dopo la trasferta a Oslo per affrontare la Norvegia nel primo match di qualificazione agli Europei 2016. Conte ha già cominciato a studiare, “l’obiettivo potrà essere solo vincere”. Ma “è una dolce condanna”, conclude il mister.

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