Poco male se cade il segreto bancario, la Svizzera si può consolare con l’Emmental. Specialmente da quando le sanzioni americane e comunitarie nei confronti della Russia hanno portato alla contromossa di Mosca che ha bloccato le importazioni dai Paesi sanzionanti, a partire da quelli enogastronomici. A tutto vantaggio, appunto, dei prodotti della Confederazione elvetica che non si è unita a Ue, Usa, Canada, Australia e Norvegia nelle restrizioni alla Russia. Che va matta per il formaggio ed è andata a cercarlo appunto in Svizzera. 

“Gli importatori russi sono a caccia dei formaggi che non possono più comprare in Europa”, ha detto all’agenzia Bloomberg il direttore generale del gruppo svizzero Intercheese, Daniel Daetwyler. La società di Beromuenster nel 2013 ha venduto 20 tonnellate di formaggio alla Russia, cioè circa un ventesimo delle 431 tonnellate che la Confederazione ha esportato a Mosca lo scorso anno secondo i dati ufficiali.  “Se l’embargo continua è possibile che esporteremo più formaggio”, ha dichiarato ancora a Bloomberg Jacques Bourgeois, il numero uno dell’Unione degli agricoltori svizzeri aggiungendo che il Gruviera è tra i prodotti con maggiore potenziale. “Ma la Svizzera è un Paese piccolo, non possiamo raddoppiare la produzione da un giorno all’altro. Se c’è più domanda, dobbiamo verificare cosa possiamo consegnare. Saremmo felici per ogni chilo in più che riusciremo a esportare”, ha aggiunto Bourgeois.

Secondo i dati di Capital Economics, riporta ancora Bloomberg, lo scorso anno Mosca ha importato prodotti per un controvalore di 25 miliardi di dollari, 9,5 dei quali sono arrivati da Paesi oggi in “black list”. Dalla sola zona euro sono uscite 292mila tonnellate di latticini, un quarto dei quali di origine olandese e, a seguire, quelli tedeschi e francesi.  “L’embargo avrà un effetto limitato sulla crescita dell’Eurozona – dice il capo economista di Ing Groep per la zona euro, Peter Vanden Houte – ma la sovraproduzione potrebbe causare una caduta dei prezzi”. D’altro canto l’entusiasmo per l’incremento della domanda è parzialmente mitigato dalle possibili conseguenze di un inatteso ritiro del blocco delle importazioni dagli altri Paesi. “Possiamo produrre un’enorme quantità di mozzarella, ma se poi le sanzioni vengono cancellate all’improvviso ci troveremmo nella stessa situazione dei nostri vicini europei con i magazzini pieni”, sottolinea Daetwyler.